Sulla Bolla di Sapone

Post musical letterario del mercoledì.

Quello che vi propongo oggi è un viaggio spazio temporale.

Questo viaggio vi porterà altrove senza che di fatto vi spostiate.

L’idea ha origine nel 1887, quando Kurd Laßwitz, scrittore, filosofo e scienziato tedesco scrive il racconto breve Auf den Seifenblase (Sulla Bolla di Sapone) 

Laßwitz (1848-1910), polacco di nascita, docente di fisica e matematica, è considerato uno dei fondatori della fantascienza in lingua tedesca.

La sua opera più popolare Auf Zwei Planeten (Su due Pianeti, 1897) subì le censure del nazismo.

Se il genere vi interessa, potrebbe esser il caso di approfondire. Ora però è il caso di tornare al nostro piccolo, rapido, viaggio verso l’ignoto Sulla Bolla di Sapone.

Il racconto è, come detto, piuttosto breve, ma sufficientemente immaginifico per ispirare un’opera musicale, e così il gruppo progressive italiano FEM (Forza Elettromotrice) crea nel 2014 un album concept dal titolo omonimo.

La proposta musicale è il brano strumentale Il Signore dei Pensanti.

Gli amanti del Progressive che non dovessero conoscere FEM rimarranno certo stupiti della qualità del gruppo.

Questo post avrà nei prossimi giorni una coda necessaria. 

L’autore del brano, paroliere e batterista del gruppo, Emanuele Borsati, oltre ad essere un caro amico è anche un prolifico poeta e… “giustamente” ho postato un brano strumentale! 🙂 Arriveranno a breve anche i suoi scritti!

Il racconto di Kurd LaßwitzSulla Bolla di Sapone è QUI. 

Se volete saperne qualcosa di più sulla FEM Prog Band, e siete interessati a leggere l’originale tedesco o la traduzione inglese On the Soap Bubble, questo il sito del gruppo è QUI.

L’angelo caduto

Post musical-letterario del mercoledì costruito al contrario.

Si parte infatti da un testo letterario, un racconto asciutto ed intenso di Alfredo Alvi, L’Angelo Sterminatore per poi intraprendere una ricerca musicale nel mondo degli angeli caduti.

E’ un viaggio lunghissimo che conduce in luoghi musicali inaspettati e talvolta stagnanti ed altre orrifici.

Il tema, affascinante, cade spesso nel luogo comune.

Ho consumato polpastrelli e timpani alla ricerca di qualcosa che meritasse d’esser proposto ad un pubblico eterogeneo.

Giunto al limite della rinuncia, d’improvviso, ho ricordato un brano del 1987 che ha alcune buone ragioni per esser presentato: Fallen Angel.

L’autore ed interprete è di tutto rispetto, lo troviamo ad accompagnare Bob Dylan a partire dal 1965, è, infatti, il chitarrista di The Band: Robbie Robertson.

22 anni dopo Robertson, canadese di madre Mohawk, dopo aver fatto la storia del rock americano, inizia un nuovo percorso solistico che lo porterà ad esplorare la musica dei nativi americani.

Fallen Angel è contenuto nell’album d’esordio, dal titolo Robbie Robertson, un disco dalle grandi potenzialità ed ospiti prestigiosi.

Uno lo riconoscerete di sicuro.

Dal rock mainstream-etnico all’epica sottovoce dell’Angelo Sterminatore.

Il racconto di Alfredo Alvi appartiene alla raccolta L’Enigma del Congedo, di qualche anno fa.

E’ possibile che, ascoltato il brano e letto il racconto, vogliate saperne di più.

Il disco si trova ancora ed il libro, forse esaurito in formato cartaceo, esiste come ebook.

Alvi

 

A Caveat Against Cutpurses

Due fra le melodie del diciassettesimo secolo inglese

Questa prima Packington’s Pound è stata accoppiata a molti testi:

la Beggar’s Opera di John Gay (1728)

Gay 90407836.30

 

e soprattutto Bartholomew Fair (1614) di Ben Jonson.

a caveat

Non ho presentato anche versioni cantate perché le migliori sono protette da copyright ed anche perché credo che la ricerca possa esser divertente.

La seconda, più antica, è stata a lungo attribuita ad Enrico VIII, in dedica ad Anna Bolena.

Tuttavia l’origine della musica, di tipo italiano, farebbe pensare ad epoca più tarda. Del resto le prime registrazioni documentate sono del 1580.

Questo il testo rinascimentale più diffuso.

Alas, my love, you do me wrong,
To cast me off discourteously.
For I have loved you well and long,
Delighting in your company.
Chorus:
Greensleeves was all my joy
Greensleeves was my delight,
Greensleeves was my heart of gold,
And who but my lady greensleeves.
Alas, my love, that you should own
A heart of wanton vanity,
So I must meditate alone
Upon your insincerity.
(Chorus)
Your vows you’ve broken, like my heart,
Oh, why did you so enrapture me?
Now I remain in a world apart
But my heart remains in captivity.
(Chorus)
I have been ready at your hand,
To grant whatever you would crave,
I have both wagered life and land,
Your love and good-will for to have.
(Chorus)
If you intend thus to disdain,
It does the more enrapture me,
And even so, I still remain
A lover in captivity.
(Chorus)
My men were clothed all in green,
And they did ever wait on thee;
All this was gallant to be seen,
And yet thou wouldst not love me.
(Chorus)
Thou couldst desire no earthly thing,
but still thou hadst it readily.
Thy music still to play and sing;
And yet thou wouldst not love me.
(Chorus)
Well, I will pray to God on high,
that thou my constancy mayst see,
And that yet once before I die,
Thou wilt vouchsafe to love me.
(Chorus)
Ah, Greensleeves, now farewell, adieu,
To God I pray to prosper thee,
For I am still thy lover true,
Come once again and love me.
(Chorus)

 

E qui la bella versione della canadese Loreena McKennitt  

Il Libro Rosso

Post musicale del mercoledì.

Molto indietro nel tempo: fine del XIV secolo. Luogo: Abbazia di Montserrat in Catalogna.

Qui i monaci benedettini raccolgono canti, danze e contenuto liturgico vario in un manoscritto di 172 fogli. Lo scopo è quello di tramandare quanto perviene loro dal passato, ma anche quello di intrattenere i molti pellegrini che arrivano numerosissimi.

Con il tempo 35 fogli si perdono, oltre ai pellegrini giungono le truppe napoleoniche che saccheggiano ed incendiano, quel che rimane è questo libro rilegato in rosso nel XIX secolo, contenente una dozzina di pagine di una musica straordinaria. I testi sono in catalano, occitano e latino e, ovviamente, gli autori sono anonimi.

Vi presento qui Stella splendens in monte tratta dall’album LLibre Vermell de Montserrat di Jordi Savall (1979, rem 1989).

https://youtu.be/ZoxO8Gse5os

La parte letteraria del post è il testo del canto.

Sequitur alia cantilena ad trepudium rotundum:
Stella splendens in monte ut solis radium miraculis serrato exaudi populum.
Concurrunt universi gaudentes populi
divites et egeni grandes et parvuli
ipsum ingrediuntur ut cernunt oculi
et inde revertuntur gracijis repleti.
Principes et magnates extirpe regia
saeculi potestates obtenta venia
peccaminum proclamant tundentes pectora
poplite flexo clamant hic: Ave Maria.
Prelati et barones comites incliti
religiosi omnes atque presbyteri
milites mercatores cives marinari
burgenses piscatores praemiantur ibi.
Rustici aratores nec non notarii
advocati scultores cuncti ligni fabri
sartores et sutores nec non lanifici
artifices et omnes gratulantur ibi.
Reginae comitissae illustres dominae
potentes et ancillae juvenes parvulae
virgines et antiquae pariter viduae
conscendunt et hunc montem et religiosae.
Coetus hic aggregantur hic ut exhibeant
vota regratiantur ut ipsa et reddant
aulam istam ditantes hoc cuncti videant
jocalibus ornantes soluti redeant.
Cuncti ergo precantes sexus utriusque
mentes nostras mundantes oremus devote
virginem gloriosam matrem clementiae
in coelis gratiosam sentiamus vere

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The Cuckoo

The cuckoo is a pretty bird, she sings as she flies; she brings us glad tidings, and she tells us no lies.

Post musicale del mercoledì, figlio di un concerto del Venerdì, con l’eco della intensissima versione di Joel Cathcart durante un concerto di Nima Marie, nomi probabilmente ai più ignoti. Male…

La versione di Cathcart non è reperibile ed in ogni caso certe emozioni che si possono cogliere dal vivo in uno spazio ridotto come l’Ostaia da-u Neo sono irriproducibili: bisogna esserci.

Ho divagato. La proposta musicale è un brano della tradizione folcloristica inglese (sebbene Cathcart giuri sia irlandese): The Cuckoo.

Il brano, proprio perché di antica tradizione è noto in svariate versioni e più titoli: The Coo-Coo, The Coo-Coo Bird, The Cuckoo Bird, and The Cuckoo Is A Pretty Bird.

Io calo l’asso e parto con una versione del 1962: qui il titolo e The Cuckoo Is A Pretty Bird e l’interprete Bob Dylan.

Probabilmente però il merito di aver introdotto questo brano nella tradizione statunitense va dato a Clarence Ashley (1895-1967) un cantautore degli Appalachi che la diffuse negli del primo dopoguerra. Questa sua antica versione porta il titolo Coo-Coo Bird.

Del 1969 è la versione folk inglese dei Pentangle: The Cuckoo

Le versioni sono innumerevoli, e tutte di grande livello. Voglio presentarvene un’ultima blues, funk di Taj Mahal.

https://youtu.be/LBcpHUwidKg

Infine, per ringraziarli dell’ispirazione, Nima Marie e Joel Cathcart ad interpretare l’unico brano nel quale li ho trovati insieme, ma non temete a breve uscirà il disco di Nima Marie che li vede collaborare.

E il brano letterario? Oggi musica!!

Mad World

Post musicale del mercoledì. Di mercoledì, o di giovedì, se vi chiamate Antonella… e se vi chiamaste Donnie?

Beh, se vi chiamaste Donnie il post di oggi potreste averlo già letto ieri, prima che io lo pensassi.

Anche la storia del brano segue questa andamento ondivago del tempo.

La versione sopra presentata è quella registrata da Gary Jules e Michael Andrews per la colonna sonora di Donnie Darko, film cult del 2001.

E’ pero solo nel natale del 2003 che il brano diventa numero uno di una classifica, quella inglese, e da quel momento in poi viene usata un po’ ovunque negli Stati Uniti venendo utilizzata per le serie televisive CSI, Jericho, Dr. House e per la promo del videogioco Gears of War.

Questa la versione ufficiale del video di Jules, un video che ha oltre 77 milioni di visualizzazioni.

https://youtu.be/4N3N1MlvVc4

Una vasta notorietà per un brano che in realtà era già stato presente nella classifica inglese nel 1982, come singolo estratto dal primo album degli inglesi Tears For Fears.

Una versione decisamente legata ad altri luoghi e tempi. Se per Donnie lo “spostamento” temporale è di 28 giorni, quello del brano è di 19 anni.

Un altro salto nel tempo e Mad World si trova proiettato nel 2009, a cantarlo, in versione elettrica, è Elisa.

A ciascuno la versione preferita, ne esistono altre, tra cui quella di Marco Mengoni, sicuramente quella di Jules è la più nota ed è concausa del successo del film.

London, Italy

Si va a Londra.

O meglio Genova va a Londra.

Il post musicale del mercoledì è dedicato a The Park, formazione mod genovese, dal sound così sorprendentemente britannico che Radio Woking li trasmette ogni settimana.

Ecco un’altra proposta.

Volete saperne di più?

Questo il loro sito ufficiale https://thepark1.bandcamp.com/

Di più, al solito, non dirò, vi basti sapere che, ascoltato un brano, ho voluto ascoltare tutta la loro produzione.

Quanto al post letterario collegato, si tratta di una riproposta: Arnold Bennett’s Days di Peter De Ville, un autore inglese che ha vissuto a lungo a Genova.

Questo post offre molti spunti possibili: la cultura mod, The Park, Peter De Ville, Arnold Bennett (1867 – 1931) ed H.G. Wells (1866 – 1946); spero almeno uno abbia solleticato la vostra curiosità.

ドア 喜多郎 俳諧

Nuovo post musicale del mercoledì dedicato all’estremo oriente asiatico ed al medio ponente genovese.

La musica di 喜多郎 Kitarō (Masanori Takahashi) ad introdurre la parte due degli 俳諧 Haikai in lingua genovese di Alessandro Guasoni.

Due proposte per Kitarō.

La prima è il tema principale della colonna sonora del film Heaven & Earth di Oliver Stone 1993, presentata qui in una versione lunga ed un video di non grande qualità, ma tratto dal film.

Film e colonna sonora vinsero il Golden Globe in quell’anno.

https://youtu.be/Hef0ilIKpOI

La seconda ha un valore affettivo: si tratta infatti di Earth Born brano iniziale di Silver Cloud (1983), l’unico disco che riusciva a far addormentare mio figlio neonato nei momenti critici.

Gli amanti della musica “movimentata” storceranno dunque il naso: Kitarō non è per loro, tutti coloro che hanno grande pazienza o dei figli piccolissimi, al contrario, mi ringrazieranno di cuore.

https://youtu.be/Lu2kuZAYggw

Ancora una volta al Giappone associamo Alessandro Guasoni presentando la seconda parte dei suoi 俳諧 Haikai.

Anche questo mondo è estremamente lontano a quello della cultura corrente occidentale, ma non per questo è meno prezioso.

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Voci

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Post musicale del mercoledì tra Enrico VIII ed Elisabetta I.

Thomas Tallis (1505 – 1585) compone intorno al 1570 questo mottetto per 8 cori di 5 voci (40 parti) dal titolo Spem in Alium

Spem in alium nunquam habui
Praeter in te, Deus Israel
Qui irasceris et propitius eris
et omnia peccata hominum
in tribulatione dimittis
Domine Deus
Creator caeli et terrae
respice humilitatem nostram

 

Non ci sono testi letterari collegati, ma lo spartito, qui: Tallis_Spem_in_alium_full_score_PML.

E, l’elegia Ye Sacred Muses composta da William Byrd per la morte di Tallis

Ye sacred Muses, race of Jove,
whom Music’s lore delighteth,
Come down from crystal heav’ns above
to earth where sorrow dwelleth,
In mourning weeds, with tears in eyes:
Tallis is dead, and Music dies.

Signature of Thomas Tallis (1505/1510-1585) English composer. A Gentleman of the Chapel Royal, Windsor, under Henry VIII and

俳諧

Post musicale del mercoledì.

Si va a Tokio, ma prima passiamo da Portland, Oregon, in un viaggio indietro nel tempo.

Perché proprio Portland?

Perché qui nel 2005 un gruppo dal nome Grails pubblica una cover della parte III di Satori della Flower Travellin Band, all’interno del proprio nel mini album Interpretations of Three Psychedelic Rock Songs From Around The World.

Questa rivisitazione americana ha sicuramente un taglio adattato al gusto del tempo ed è qui presentata con un video giapponese che la valorizza appieno.

Sentita la versione breve dei Grails, puntiamo direttamente all’altro lato dell’Oceano Pacifico ed atterriamo nel Giappone del 1971.

Qui la Flower Travellin’ Band (フラワー・トラベリン・バンド) ha appena pubblicato un vero classico del rock nipponico, suddiviso in cinque parti, Satori, per l’appunto.

E’ una proposta forse per amanti della musica anni ’70, un ritrovarsi per alcuni, una scoperta per altri, certo una curiosità per i più.

A voi.

Di tutt’altro genere la proposta letteraria, collegabile a quella musicale per il titolo di origine nipponica: 俳諧 Haikai

A voi gli Haiku in lingua genovese di Alessandro Guasoni, curiosamente più vicini alla nostra immagine della cultura giapponese rispetto al rock nipponico dal sapore anglosassone, ma questo è un post di contrasti.

Non rimanete sulla soglia, al di là di essa, culture forse poco note, ma ricchissime.

俳諧 Haikai

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