Parallels

112 Mercer Street, Princeton, anno 1939, Albert Einstein e Robert Oppenheimer davanti ad un tablet ascoltano musica utilizzando la tecnologia Wi-fi.

Einstein_Oppenheimer_music

 

Deve trattarsi per forza di un fotomontaggio, l’immagine non è compatibile con quanto conosciamo di quel periodo: nel 1939 questi oggetti non esistevano!

Non in questo universo!

E se si trattasse di uno dei molteplici universi paralleli simili al nostro, ipotizzati nella teoria dell’universo inflazionario? Potremmo considerare la scena come plausibile?

Probabilmente sì.

A questo punto dovremmo porci altre domande: come sono giunti questi oggetti in un diverso spazio tempo? Chi li ha portati? Perché? In che modo hanno reagito i due scienziati dinnanzi a questi prodigi allora inimmaginabili? Quali altre meraviglie o segreti giungeranno a loro conoscenza? Ed ancora: si potranno ricaricare le batterie?

La curiosità cresce, è indiscutibile. L’ignoto è per tutti noi fonte d’interesse.

Il mondo alieno, o anche semplicemente “altro” è ad un passo da noi, forse in orbita geostazionaria o al di là di un wormhole.

parallels

Spesso certa fantascienza fa di tutta l’erba un fascio, accumulando nozioni a casaccio, per trar dentro il lettore, Parallels è invece romanzo coerente sia da un punto di vista storico che scientifico. Si tratta di un’opera prima, è vero, ma è l’opera prima di un uomo maturo, Pietro Zunino, ingegnere elettronico ed insegnante, che nulla ha lasciato al caso, analizzando la congruità di ogni evento.

Nel frattempo la seconda guerra mondiale s’avvicina, un misterioso protagonista dopo Einstein ed Oppenheimer incontra anche Franklin Delano Roosevelt ed il lettore, facilitato dallo stile chiaro ed asciutto, divora le pagine una dopo l’altra.

Possibili scenari atomici si profilano all’orizzonte.

Qui mi fermo per non svelare troppo.

L’ho già accennato, si tratta di un libro che supera gli stretti confini della fantascienza, coniugando storia e scienza, in modo lineare, rigoroso ma anche accattivante. Pietro ci lascia con un finale aperto, spunti di riflessione e voglia di saperne di più.

Attendiamo il prossimo, speriamo non passino altri sessant’anni.

Parallels è edito da Edizioni Vallescrivia ed è reperibile online su ibs.it, Amazon o presso la Libreria Mondadori di Sestri Ponente.

LorentzianWormhole

L’immagine rappresenta un ponte di Einstein-Rosen o cunicolo spazio-temporale, detto anche wormhole

Ed ora protagonista, autore e sottoscritto Vi invitano, in quasiasi universo siate, ad ascoltare la nostra colonna sonora comune

 

 

 

 

 

 

Giustizia sia fatta!

Certi provvedimenti per risolvere le “cose italiane”, e non solo, mi hanno ricordato il testo di The Trees della band canadese Rush, presente nell’album Hemispheres del 1979.

Un certo malcontento serpeggia nella foresta, gli aceri si lamentano perché le alte querce “rubano” loro tutto il sole.

Da parte loro le querce hanno difficoltà a capire perché gli aceri non possano esser lieti nella loro ombra.

La situazione diviene presto insostenibile, le creature del bosco lo abbandonano, ed alfine giustizia è fatta attraverso… tagli, tagli e tagli

La musica potrebbe risultarvi ostica: i Rush non sono amati da tutti, ma… confido possiate cambiar idea.

There is unrest in the forest
There is trouble with the trees
For the maples want more sunlight
And the oaks ignore their pleas

The trouble with the maples
(And they’re quite convinced they’re right)
They say the oaks are just too lofty
And they grab up all the light
But the oaks can’t help their feelings
If they like the way they’re made
And they wonder why the maples
Can’t be happy in their shade

There is trouble in the forest
And the creatures all have fled
As the maples scream ‘Oppression!’
And the oaks just shake their heads

So the maples formed a union
And demanded equal rights
‘The oaks are just too greedy
We will make them give us light’
Now there’s no more oak oppression
For they passed a noble law
And the trees are all kept equal
By hatchet, axe and saw

 

Una sana equiparazione… in basso!

C’è da augurarsi che non protesti anche l’erba!

 

Le lingue della Morte

Post sottosopra ed ondivago che segue la cronologia del sentire e dell’esperienza anziché quella temporale.

Ostaia da-U Neo, Genova 14 Gennaio 2016

La morte (Jacques Brel*)

La morte mi attende come una vecchia fanciulla

All’appuntamento con la falce

Per meglio mietere il tempo che passa

La morte mi attende come una principessa

Al funerale della mia gioventù

Per meglio piangere il tempo che passa

La morte mi attende come una fata cattiva

Al rogo delle nostre nozze

Per meglio ridere del tempo che passa

 

Ma qualunque cosa ci sia dietro la porta

È già lì che mi aspetta

Angelo o demone non importa

Davanti alla porta ci sei tu

 

La morte attende sotto il cuscino

Che dimentichi di svegliarmi

Per meglio congelare il tempo che passa

La morte attende che i miei amici

Vengano a trovarmi di notte

Per meglio raccontarci che il tempo passa

La morte mi attende tra le tue mani diafane

Che dovranno chiudermi le palpebre

Per meglio dire addio al tempo che passa

 

Ma qualunque cosa ci sia dietro la porta

È già lì che mi aspetta

Angelo o demone non importa

Davanti alla porta ci sei tu

 

La morte mi attende alle ultime foglie

Dell’albero che sarà la mia bara

Per meglio inchiodare il tempo che passa

La morte mi attende tra i lillà

Che un becchino tirerà su di me

Per meglio far sbocciare il tempo che passa

La morte mi attende in un grande letto

Teso con le tele dell’oblio

Per meglio fermare il tempo che passa

 

Ma qualunque cosa ci sia dietro la porta

È già lì che mi aspetta

Angelo o demone non importa

Davanti alla porta ci sei tu

 

 

Parigi, 1959

La Mort (Jacques Brel)

La mort m’attend comme une vieille fille

Au rendez-vous de la faucille

Pour mieux cueillir le temps qui passe

La mort m’attend comme une princesse

A l’enterrement de ma jeunesse

Pour mieux pleurer le temps qui passe

La mort m’attend comme Carabosse

A l’incendie de nos noces

Pour mieux rire du temps qui passe

 

Mais qu’y a-t-il derrière la porte

Et qui m’attend déjà

Ange ou démon qu’importe

Au devant de la porte il y a toi

 

La mort attend sous l’oreiller

Que j’oublie de me réveiller

Pour mieux glacer le temps qui passe

La mort attend que mes amis

Me viennent voir en pleine nuit

Pour mieux se dire que le temps passe

La mort m’attend dans tes mains claires

Qui devront fermer mes paupières

Pour mieux quitter le temps qui passe

 

Mais qu’y a-t-il derrière la porte

Et qui m’attend déjà

Ange ou démon qu’importe

Au devant de la porte il y a toi

 

La mort m’attend aux dernières feuilles

De l’arbre qui fera mon cercueil

Pour mieux clouer le temps qui passe

La mort m’attend dans les lilas

Qu’un fossoyeur lancera sur moi

Pour mieux fleurir le temps qui passe

La mort m’attend dans un grand lit

Tendu aux toiles de l’oubli

Pour mieux fermer le temps qui passe

 

Mais qu’y a-t-il derrière la porte

Et qui m’attend déjà

Ange ou démon qu’importe

Au devant de la porte il y a toi

 

Hammersmith Odeon, Londra, 3 Settembre 1973

My Death (Jacques Brel / Mort Schuman)

My death waits

like an old rouè

So confident I’ll go his way

Whistle to him and the passing time

My death waits

like a bible truth

At the funeral of my youth

Weep loud for that

and the passing time

My death waits

like a witch at night

As surely as our love is bright

Let’s not think about the passing time

 

But what ever lies behind the door

There is nothing much to do

Angel or devil, I don’t care

For in front of that door, there is you

 

My death waits

like a beggar blind

Who sees the world

through an unlit mind

Throw him a dime

for the passing time

My death waits there

between your thighs

Your cool fingers

will close my eyes

Let’s not think of that

and the passing time

My death waits

to allow my friends

A few good times before it ends

So let’s drink to that

and the passing time

 

But what ever lies behind the door

There is nothing much to do

Angel or devil, I don’t care

For in front of that door, there is you

 

My death waits there among the leaves

In magicians’ mysterious sleeves

Rabbits and dogs and the passing time

My death waits there among the flowers

Where the blackest shadow,

blackest shadow cowers

Let’s pick lilacs for the passing time

My death waits there

in a double bed

Sails of oblivion at my head

So pull up the sheets

against the passing time

 

But what ever lies behind the door

There is nothing much to do

Angel or devil, I don’t care

For in front of that door, there is you

 

La traduzione del cantautore americano Mort Shuman, resa famosa da David Bowie presenta rispetto all’originale in francese alcune differenze significative che potete apprezzare nel confronto tra le traduzioni italiane delle due versioni:

La Mia Morte (Jacques Brel / Mort Schuman)

La mia morte aspetta

come un vecchio dissoluto

Così sicuro che gli andrò incontro

Fischia a lui e al passare del tempo

La mia morte aspetta

come una verità biblica

Al funerale della mia giovinezza

Piange forte per questo

e per il passare del tempo

La mia morte aspetta

come una strega nella notte

Certo com’è brillante il nostro amore

Non pensiamo al passare del tempo

 

Ma qualunque cosa ci sia dietro la porta

Non c’è molto da fare

Angelo o diavolo, non m’importa

Perché di fronte a quella porta ci sei tu

 

La mia morte aspetta

come un mendicante cieco

Che vede il mondo

attraverso una mente spenta

Tiragli una moneta

per il passare del tempo

La mia morte aspetta lì,

in mezzo alle tue cosce

Le tue dita fredde

chiuderanno i miei occhi

Non pensiamo a questo

e al tempo che passa

La mia morte aspetta

per consentire ai miei amici

Di divertirsi un po’ prima della fine

Così brindiamo a questo

e al passare del tempo

Ma qualunque cosa ci sia dietro la porta

Non c’è molto da fare

Angelo o diavolo, non m’importa

Perché di fronte a quella porta ci sei tu

 

La mia morte aspetta lì fra le foglie

Fra le maniche misteriose dei maghi

Conigli e cani e il passare del tempo

La mia morte aspetta lì fra i fiori

Dove l’ombra più nera,

l’ombra più nera si ritrae

Raccogliamo i lillà per il passare del tempo

La mia morte aspetta là

in un letto matrimoniale

Con vele d’oblio nella mia testa

Così tiriamo su le lenzuola

contro il passare del tempo

 

Ma qualunque cosa ci sia dietro la porta

Non c’è molto da fare

Angelo o diavolo, non m’importa

Perché di fronte a quella porta ci sei tu

 

La versione soprastante, presente nell’ultimo concerto di Ziggy Stardust and the Spiders of Mars, fu pubblicata solo dieci anni dopo, nel 1983, in Ziggy Stardust – The Motion Picture, colonna sonora di quei concerti.

Come spesso nella sua carriera, Bowie ha fornito diverse reinterpretazioni delle sue proposte.

Fra esse vi propongo questa registrazione del 1995.

 

*La traduzione italiana di La Mort di Brel mi è stata regalata al volo da Letizia Merello, poiché non ne esistevano di accettabili, in occasione del Reading Eros e Thanatos. Io vi ho poi apportato minime modifiche.

Poesia in Musica e Canzone Randagia

Formaldeide_BobbySoul_AlessioCaorsi

Chi conosce Formaldeide e Bobby Soul sa che frequentano mondi prossimi, ma paralleli.

La realtà di Formaldeide (Bettina Banchini, voce recitante, e Lorenzo Guacciolo, chitarra emotiva) è quella di una musicopoesia spesso confessionale, dai toni acidi e sferzanti, ironici e disperati, in un gioco di estremi tenuti assieme da sei corde incredibili.

Bobby Soul (accompagnato da Alessio Caorsi alla chitarra rovente) è un cantattore dalla voce nerissima e dal sorriso rassicurante, con un repertorio soul, funk, blues.

L’associazione pare inedita e coraggiosa, la distanza incolmabile.

Poi, si apre il sipario e Formaldeide si manifesta: è un universo femminile messo a nudo, fatto di pelle, sogni e qualche taglio, nella tensione ondivaga ed onirica creata dalla sinergia avvolgente di voce e chitarra.

In questo universo, sulle ali di un’eco, piomba la calda e terrena energia maschile di Bobby ed Alessio: You do something to me.

Ogni dubbio cade, il palco non mente: restituisce ciò che dai, supera schemi, classificazioni, preconcetti.

Si tratta della più antica ed affascinante storia di sempre: lui e lei si inseguono, si stuzzicano, entrano in contatto profondo ed inevitabilmente non si comprendono.

In questa schermaglia eterna interviene Viviane Ciampi, nel suo francese delicato ed affascinante, cantando l’irridente gioia di vivere di Boris Vian, per ricordarci che viviamo un destino comune e mortale.

Potrebbe esser un buon finale, ma è lo stesso Vian (declamato prima in originale da Viviane, poi in traduzione da Bettina) a riportarci nel nostro mondo imperfetto, finito e romantico, in cui uomo e donna cercano di fare il proprio meglio, aree creature del vento che si attaccano l’un l’altra per non disperdersi…

Il dialogo a distanza riprende su un piano più alto e consapevole, e le voci lasciano il campo alle chitarre, alla ricerca di una lingua comune, in un fraseggio prima accennato poi fitto, caldo ed avvolgente, in cui gli stili si fondono in un altro atto d’amore, conducendoci altrove. Vorremmo non finisse mai…

“Dormi, dormi adesso dentro la mia pelle” dice lei.

“Questo mio mondo” – risponde lui, rassicurante – “ma non sarebbe nulla senza una donna”.

Sembrerebbe tutto ricomposto nel canonico lieto fine, ma non è così.

Bettina legge “Per il mio amante, che torna dalla moglie” di Anne Sexton  e dissolve l’acquarello.

 

Protagonisti convincentissimi… Quando lo ridanno?

 

 

The Unquiet Grave of Dives and Lazarus

Post musical letterario del mercoledì a cavallo di 6 secoli.

Ci sono tanti modi di raccontare una storia quanti, e forse più, ce ne sono di affrontare la realtà.

Quando poi la storia è affidata alla tradizione orale ed ai cantastorie può succedere qualsiasi cosa. Così di The Unquiet Grave, ballata inglese che sembra risalire al 1400, esistono quasi una ventina di versioni testuali non sempre associate alla stessa melodia. Il già altrove citato Francis J. Child nel 1868 la cataloga al nr. 78 delle Child Ballads, mostrandone dieci varianti.

Il tema, notissimo nelle ballate popolari, è quello dell’inconsolabile dolore di un giovane per la morte dell’amata. Le varie versioni presentano differenze testuali, melodiche ed anche concettuali.

La prima che vi propongo è un arrangiamento del 1973 dei Gryphon, nell’omonimo disco di esordio. Si tratta di una variante suggestiva della 78E che utilizza la musica di un’altra ballata del 1600: Dives and Lazarus (Child 56).

Cold blows the wind to my true love and gently falls the rain.
I only had but one true love, and in green woods she lies slain.
I’ll do as much for my true love as any young man may –
I’ll sit and mourn along the grave for a twelve-month and a day.

When the twelve-month and a day was done, the ghost began to speak:
“Why sittest thou along my grave and will not let me sleep?”
There’s one thing that I want, sweetheart, there’s one thing that I crave,
And that is a kiss from your lily-white lips. Then I’ll go from your grave.

“My lips they are as cold as clay, my breath smells earthy strong,
And if you kiss my lily-white lips, your days they won’t be long.
Go fetch me water from the desert, and blood from out of stone;
Go fetch me milk from a fair maid’s breast that never a young man has known.”

‘Twas down in Cupid’s Garden, where you and I would walk,
The fairest flower that ever I saw is withered to a stalk.
The stalk is withered and dry sweetheart, the flower will ne’er return,
And since I lost my one true love, what can I do but mourn?

When shall we meet again, sweetheart? When shall we meet again?
“Ere the oaken leaves that fall from the tree are green and spring up again.”

Più lineare la versione catalogata 78A, in cui la defunta consiglia all’amato di lasciarla e di vivere la propria esistenza. A dar voce a questa variante, con melodia celtica, Luke Kelly dei Dubliners,pubblicata nel 1975, nell’album Now.

‘The wind doth blow today, my love,
And a few small drops of rain;
I never had but one true-love,
In cold grave she was lain.

‘I’ll do as much for my true-love
As any young man may;
I’ll sit and mourn all at her grave
For a twelvemonth and a day.’

The twelvemonth and a day being up,
The dead began to speak:
‘Oh who sits weeping on my grave,
And will not let me sleep?’

‘Tis I, my love, sits on your grave,
And will not let you sleep;
For I crave one kiss of your clay-cold lips,
And that is all I seek.’

‘You crave one kiss of my clay-cold lips;
But my breath smells earthy strong;
If you have one kiss of my clay-cold lips,
Your time will not be long.

‘Tis down in yonder garden green,
Love, where we used to walk,
The finest flower that ere was seen
Is withered to a stalk.

‘The stalk is withered dry, my love,
So will our hearts decay;
So make yourself content, my love,
Till God calls you away.’

Suggestiva, declinata al femminile, dalla parte del fantasma, la versione proposta da Kate Rusby nel 1999, nell’album Sleepless.

Vagando per youtube ed il web avrete la possibilità di ascoltare proposte note, come quella di Joan Baez, che utilizza la versione testuale 78E (la stessa dei Gryphon), e meno note, come quella del gruppo Darkwave Helium Vola, che dei Gryphon arrangia la melodia. Questa melodia, come si è detto, appartiene a Dives and Lazarus, trasposizione in forma di ballata della parabola Il ricco e Lazzaro.

Giunto a Dives and Lazarus, non posso che proporvi Five Variants of ‘Dives and Lazarus’ composte nel 1939 da Ralph Vaughan Williams e dirette da Sir Neville Marriner.

Forse Vaughan Williams non sarà un innovatore, probabilmente apparirà banale, ma….

Senza Parole

Post musicale letterario del mercoledì piuttosto anomalo. Due brani tratti da Genealogia, album del Perigeo, 1974.

Genealogia

Via Beato Angelico

Ve li porgo così, privi di collegamenti letterari e con un’unica indicazione: pazienza.

Se già non li conoscete potrebbero rivelarsi una sorpresa ed un avvicinamento ad un altro orizzonte.

Controcorrente

Post musicale del mercoledì controcorrente.

Oddio, controcorrente rispetto a quel che ascolto di solito e, forse, rispetto ad alcuni pregiudizi.

La presento così Yuja Wang – Stravinsky – Petruschka (piano version)

Il brano è contenuto in Transformation (Deutsche Grammophon, 2010).

Motivo della scelta? Ho visto un concerto di  Yuja Wang e mi ha incuriosito, anche per le giocolerie pianistiche…

Tutto qui… e poi perché, come anticipato, si tratta di una scelta per me Controcorrente, come il titolo del mio racconto.

Per chi ha letto il post della scorsa settimana, Controcorrente è la parte riversa di A Rebours.

A ciascuno il suo Caos

Mi spiace il web sveli tutto immediatamente.

Non fosse così, vi proporrei il brano odierno senza darvi alcuna indicazione, se non quella del volume: molto alto.

Vi trovereste certo dubbiosi sul periodo, sulla nazione, sull’autore.

Vivreste insomma uno di quei momenti di gioco, curiosità e scoperta che questo mondo iperveloce ci sta portando via, sostituiti da desideri esauditi troppo presto per divenire passioni profonde.

Vi chiedo, comunque, di assecondarmi ed ascoltare senza legger oltre, senza nemmeno guardare le poche indicazioni fornite dal video, meglio ancora senza far null’altro che ascoltare…

Per chi non avesse già sbirciato, si tratta di Le Cahos, primo movimento della sinfonia Les Élémens  composta da Jean-Fery Rebel nel 1737, in esecuzione filologica di Christopher Hogwood che dirige The Academy of Ancient Music.

E’ un movimento di grandissima modernità, ben oltre quel che ci s’attende dalla musica barocca. Rebel descrive, con ardite scelte armoniche, il Caos prima dell’attuale ordine costituito, incentrato sull’equilibrio dei quattro elementi: Fuoco, Terra, Aria ed Acqua.

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Il tema è vastissimo ed appartiene, in modo trasversale, alle maggiori culture planetarie e non è nemmeno pensabile andar oltre ora. Va certo notato che il tentativo di Rebel è in qualche modo controcorrente, rispetto al mondo alchemico, tendendo qui al magma originario più che alla meta quintessenziale.

Visto il tema, controcorrente ed ermetico, il post letterario collegato è, forzatamente, À Rebours, mio vecchio racconto a chiave, pubblicato nel 1993 su il babau n.10.

Per ora la chiave non verrà rivelata.