時間 – di Carlo M. Marenco

Wang_Shen,_landscape

I waited so long on the bank –

the river went dry

 

*

私は長い間待っていた –
川が枯れてしまった。

 

*

我等了很久 –
河干了

 

*

Ho atteso a lungo sulla riva –

Il fiume si è seccato

hb_1978.423

 

L’haiku  lascia aperte molte porte.

Apriamone alcune, ironicamente, visto che l’haiku è mio e non offendo nessuno.

Ho atteso così a lungo sulla riva, che il fiume si è seccato (prima di me)

Ho atteso così a lungo sulla riva, che il fiume si è seccato (della mia presenza)

Ho atteso così a lungo sulla riva, che il fiume si è seccato (è giunta l’estate – ciclicità delle stagioni)

Ho atteso così a lungo sulla riva, che il fiume si è seccato (dubito di vedere mai arrivare il cadavere del mio nemico)

Annunci

Carpe Diem

Robert Herrick (1591 -1674) from Hesperides (1648)

To the Virgins, To Make Much Of Time

Gather ye rosebuds while ye may,

Old Time is still a-flying;

And this same flower that smiles today

Tomorrow will be dying.

 

The glorious lamp of heaven, the sun,

The higher he’s a-getting,

The sooner will his race be run,

And nearer he’s to setting.

 

That age is best which is the first,

When youth and blood are warmer;

But being spent, the worse, and worst

Times still succeed the former.

 

Then be not coy, but use your time,

And while ye may, go marry;

For having lost but once your prime,

You may forever tarry.

 

Alle vergini, perché facciano buon uso del loro tempo

Cogliete le rose finché potete,
Il Vecchio Tempo ancora vola,
E lo stesso fiore che oggi sorride,
Domani sarà morto

La gloriosa lampada del cielo, il Sole,
Diviene sempre più alta,
Presto la sua corsa sarà compiuta,
Ed è prossimo a tramontare.

Quell’età che è la prima è la migliore,
Quando la giovinezza e il sangue sono più caldi;
Ma essendo trascorsa, il peggio, il peggior
Tempo già subentra al precedente.

Quindi non siate riluttanti, ma usate il vostro tempo
E finché potete, sposatevi;
Perché, avendo perduto una volta il primo,
Potreste attardarvi per sempre.

Il dipinto raffigurato è ‘Gather Ye Rosebuds While Ye May‘ di John William Waterhouse, 1909

Riccardo Cuor di Leone

Post musical letterario alla ricerca delle origini.

Riavvolgiamo il tempo e portiamoci tra il dicembre 1192 ed il febbraio 1194.

Riccardo I d’Inghilterra, noto come Cuor di Leone, di ritorno dalla terza crociata, vien fatto prigioniero da Leopoldo V, duca d’Austria, accusato dell’omicidio di Corrado del Monferrato, re di Gerusalemme. E’ probabile che le ragioni della sua cattura fossero altre, ma la storia di quest’epoca spesso si mischia alla leggenda e l’analisi delle fonti anziché chiarire i dubbi amplifica il mistero.

Di certo, fino a prossima smentita, sembra esserci il fatto che durante questa prigionia, Riccardo I scrive Ja nuns hons pris ne dira sa raison, uno dei pochissimi esempi di rotrouenge giunti ai giorni nostri. Ja nuns hons pris si discosta dalla tradizione amorosa di questo tipo di poesia lirica medievale di trovatori e trovieri, per il carattere politico del tema trattato: la propria prigionia.

Il testo, straordinario, è riportato nell’originale occitano ed in traduzione italiana, quanto alla musica ne esistono svariate versioni, prevalentemente monodiche, più o meno filologiche: tra esse vorrei tanto proporvi quella del 1970 dell’Early Music Consort di David Munrow, ma non sono riuscito a reperirla in un formato allegabile.

Non potendo proporvi Munrow, sottopongo alla vostra attenzione due incisioni molto distanti tra loro: la prima del musicista americano Owain Phyfe e la seconda del gruppo musicale francese Alla Francesca.

Per chi ha il coraggio di compiere un salto a pie’ pari di oltre 821 anni consiglio di passare direttamente alla seconda.

Per i “deboli di cuore”, invece, consiglio l’avvicinamento convincente, seppur edulcorato e ridotto alle prime due strofe, di Owain Phyfe, presente nell’album del 1999 Poets, Bards & Singers of Songs.

Probabilmente più prossimo al suono del tempo di Riccardo Cuor di Leone, questo il brano registrato dal gruppo francese Alla Francesca per l’album Richard Coeur de Lion, Troubadours et trouvères del 1997.

Ja nuns hons pris ne dira sa raison
A droitement, se dolantement non:
Mais par esfort puet il faire chançon.
Mout ai amis, mais povre sunt li don.
Honte i avront, se por ma reançon
Sui ça deus yvers pris.
Mai nessun prigioniero potrà esprimere
bene quel che sente senza lamentarsi:
ma sforzandosi puo’ comporre una canzone.
Ho molti amici, ma poveri sono i loro doni.
Saranno biasimati, se per non darmi riscatto,
son già due inverni che sono qui prigioniero.
Ce sevent bien mi home e mi baron,
Ynglois, Normanz, Poitevin et Gascon
Que je n’ai nul si povre compaignon
Que je lessaisse, por avoir, en prison.
Je nou di mie por nule rentrançon,
Car encor sui pris.
Ma i miei uomini e i miei baroni,
Inglesi, Normanni, Pittavini e Guasconi,
Sanno bene che non lascerei marcire in prigione
Per denaro neanche l’ultimo dei miei compagni.
E non lo dico certo per rimproverarvi,
Ma perché sono ancora qui prigioniero.
Or sai je bien de voir, certeinnement,
Que je ne pris ne ami, ne parent,
Quant on me faut por or ne por argent.
Mout m’est de moi, mès plus m’est de ma gent;
Qu’après ma mort avront reprochement,
Se longuement sui pris.
Ora so bene, con certezza,
Che un prigioniero non ha più parenti nè amici,
Poiché mi si tradisce per oro o per argento.
Soffro molto per me, ma più per la mia gente,
Poiché, dopo, la mia morte sarà biasimata
Se a lungo resterò prigioniero.
N’est pas mervoille se j’ai le cuer dolent,
Quant mes sires mest ma terre en torment.
S’il li membrast de nostre soirement
Que nos feïsmes andui communement,
Je sai de voir que ja trop longuement
Ne seroie ça pris.
Non c’è da meravigliarsi se ho il cuore dolente,
Dato che il mio Signore tormenta la mia terra.
Se si ricordasse del nostro giuramento
Che entrambi facemmo di comune accordo,
So con certezza che mai, adesso,
Da così tanto sarei prigioniero.
Ce sevent bien Angevin et Torain,
Cil bacheler qui or sont riche et sain,
Qu’encombrez sui loing d’aus, en autre main.
Forment m’aidessent, mais il n’en oient grain.
De beles armes sont ore vuit et plain,
Por ce que je sui pris.
Lo sanno bene gli Angioini e i Turennesi,
Quei baccellieri che son sani e ricchim ora,
Che io sono lontano da loro, in mano ad altri.
Mi aiuterebbero molto, ma non ci sentono.
Di belle armi e di scudi sono privi,
Perché io sono qui prigioniero.
Contesse suer, vostre pris soverain
Vos saut et gart cil a cui je m’en clain;
E por ce que je sui pris.
Je ne di mie a cele de Chartrain,
La mere Loëys.
Sorella Contessa, che conservi e protegga
Il vostro alto pregio Colui cui mi appello
E per cui sono prigioniero.
E non lo dico certo a quella di Chartres,
La madre di Luigi.

Ballate assassine

Continuazione ideale del post musicale di mercoledì scorso, questo odierno va indietro nel tempo a ricercare versioni alternative alle due Murder Ballads presentate da Nick Cave nell’album omonimo.

La prima di queste proposte risale al 1963 s’intitola Love Henry ed è presentata dalla profonda voce di Judy Henske.

Questa versione ha una lunga introduzione parlata da parte della stessa cantante ed il brano vero e proprio inizia solo al minuto 4:49, si tratta tuttavia di quella con l’audio migliore.

Come in, Come in, my Love Henry, stay with me this night.
And you shall have both candle and coal, my fire burning bright.
Oh oh oh my fire burning bright.

Well, I won’t come in, I can’t come in, I won’t come in at all.
There’s a lady ten times fairer than you waiting in Lord Barnett’s Hall.
Oh oh oh ten times fairer than you.

And then he bended o’re her snow white pillow,
Give her a kissed so sweet
She drew her penknife in her hand – wounded him full deep.
Oh oh oh she wounded him full deep.

And then she picked him up by his long yellow hair
Also by his feet
She threw him in her cool, draw well full 50 fathoms deep.

Lie there, lie there, Love Henry, than she cried,
I know you will not swim
That lady ten times fairer than me will never see you again.
Oh oh oh she’ll never see you again.

Lie down, lie down, you pretty little bird.
Light upon my knee
Oh no, a girl who’d kill her own hearts love
Might hurt a little bird like me.

If I had my arrow in my hand
Bow on a tuneful string
I’d shoot a dart straight through your heart
You’d no longer sing.
Oh oh oh and you’d no longer sing.

Come in, Come in, my Love Henry, stay with me this night.
And you shall have both candle and coal, my fire burning bright.
Oh oh oh my fire burning bright.

La seconda, con lo stesso titolo, Love Henry, è cantata da Bob Dylan nel 1993.

“Get down, get down, Love Henry,” she cried.
“And stay all night with me.
I have gold chains, and the finest I have
I’ll apply them all to thee.”

“I can’t get down and I shan’t get down,
Or stay all night with thee.
Some pretty little girl in Cornersville
I love far better than thee.”

“He layed his head on a pillow of down.
Kisses she gave him three.
With a penny knife that she held in her hand
She murdered mortal he.”

“Get well, get well, Love Henry, ” She cried,
“Get well, get well,” said she.
“Oh don’t you see my own heart’s blood
Come flowin’ down so free?”

“She took him by his long yellow hair,
And also by his feet.
She plunged him into well water, where
It runs both cold and deep.”

“Lie there, lie there, Love Henry,” she cried,
“Til the flesh rots off your bones.
Some pretty little girl in Cornersville
Will mourn for your return.”

“Hush up, hush up, my parrot,” she cried,
“And light on my right knee.
The doors to your cage shall be decked with gold
And hung on a willow tree.”

“I won’t fly down, I can’t fly down
And light on your right knee.
A girl who would murder her own true love
Would kill a little birdlike me.”

Dopo queste due tra le più significative versioni americane, ve ne presento quella tradizionale, voce e violino, di James Finlay che reca l’originale titolo scozzese Young Hunting.

Young Hunting’s to the castle gone
As fast as he could ride
He’s a hunting horn about his waist
A broadsword by his side
A broadsword by his side

And when he came to the castle gates
He’s pulled all at the pin
No one so ready as the lady herself
To arise and let him in
Arise and let him in

You’re welcome here, my Young Hunting
For coal and candle lights
And so welcome are you, Young Hunting
To lie with me this night
To lie with me this night

I thank you for your light lady
So do I for your coal
But there’s a fairer woman than ten of thee
Meets me at Brandie’s Well
Meets me at Brandie’s Well

He bent down o’er his saddlebow
To kiss her ruby cheek
But she took out a little pen knife
And wounded him full deep
And wounded him full deep

She’s called on her maid Catherine
So long before the day
I have a dead man in my bower
I wish he was away
I wish he was away

They booted him and spurred him
As he was wont to ride
They’ve taken him to the wide water
They call the river Clyde
They call the river Clyde

One has taken him by his feet
The other one by his head
In the deepest parts of Clyde water
It’s there they made his bed
It’s there they made his bed

Lie there, lie there, you young Hunting
‘Til the blood seep from your bone
That fairer woman than ten of me
Will wait long ere you come home
Wait long ere you come home

Then up and spoke the bonny little bird
That stood all in the tree
Go home, go home, you false lady
Pay your maid her fee
And pay your maid her fee

Come down, come down, my bonny little bird
Come down into my hand
Your cage I’ll make of the fine beaten gold
Where now is the willow wand
Where now is the willow wand

Keep your cage of beaten gold
And I will keep my tree
For as you did with Young Hunting
You’d do the same with me
You’d do the same with me

And it fell out on the very next day
The king was going to ride
And he has sent for for Young Hunting
To ride all at his side
To ride all at his side

The lady swore by the grass so green
So did she by the corn
I saw not your son Young Hunting
Since yesterday at morn
Yesterday at morn

But I saw him ride to Clyde Water
I fear he’s drowned therein
And they have sent the divers bold
To dive for Young Hunting
To dive for Young Hunting

Then up and spoke the bonny little bird
That flew above their heads:
Dive on, dive on, you divers bold
For there he lies indeed
For there he lies indeed

But leave off your diving in the day
And dive all in the night
And where Young Hunting he lies slain
The candles will burn full bright
The candles will burn full bright

So they left off diving in the day
And dived all in the night
And where Young Hunting he lay slain
The candles burned full bright
The candles burned full bright

White, white were his wounds all washed
As white as a linen clout
But when the lady she came near
The blood come gushing out
The blood come gushing out

Well it’s surely been my maid Catherine
And ill may she betide
For I’d have never slain my Young Hunting
And thrown him in the Clyde
And thrown him in the Clyde

So they have taken the maid Catherine
And a bonfire set her in
But the fire wouldn’t take upon her cheek
Nor yet upon her chin
Nor yet upon her chin

So they’ve taken out the maid Catherine
They’ve thrown the lady in
And the fire took fast on her fair body
She burned like holly green
She burned like holly green

Per chi ha resistito fin qui, la versione inglese Earl Richard pubblicata da Tim Hart & Maddy Prior nel 1969 nell’album Folk Songs of Olde England 2.

“Oh light, oh light, Earl Richard,” she said,
“Oh light and stay the night
You shall have cheer with charcoal clear
And candles burning bright”

“I will not light, I cannot light
I cannot light at all
A fairer lady than ten of you
Is waiting now at Richard’s hall.”

He stooped down from his milk white steed
To kiss her rosy cheek
She had a pen knife in her hand
And wounded him so deep

“Oh lie ye there, oh lie ye there
Oh lie ye there till morn
A fairer lady than ten of me
Will think long of your coming home.”

She’s called the servants one by one
She’s called them two by two
“I have a dead man in my bower
I wish he were away.”

Then one’s a-take him by the hands
The other by the feet
They’ve thrown him in the deep draw-well
Full fifty fathom deep

Then up bespake a little bird
That sits upon a tree
“Go home, go home you false lady
And pay your maids a fee.”

“Come down, come down, oh my pretty bird
That sits upon the tree,
I have a cage of beaten gold
That I will give to thee.”

“Go home, go home you false lady
And pay your maids a fee.
For as you have done to Earl Richard
So would you do to me.”

“If I had an arrow in my hand
And a bow bent on a string
I’d shoot a dart at thy proud heart
Among the leaves so green.”

Ed infine, per gli amanti del Folk “estremo”, la versione solo vocale di Frankie Armstrong contenuta in Till the Grass O’ergrew the Corn, raccolta delle Child Ballads edita nel 1996.

Il testo è in parte simile alle versioni sopra riprodotte.

Qui finisce il post odierno, prima che arrivi il giovedì…

Est!!! Est!!! Est!!!

Titolo per attirar i santi bevitori, gli assetati viaggiatori, i curiosi navigatori.

Ma no, non si tratta del celeberrimo vino di Montefiascone e della sua leggenda risalente al 1111.

Bensì di un Est tra le righe, un Eastward, un import-export, un risuonar di note e voci.

Mettiamo un punto fisso: Georg Philipp Telemann, Concerto in Mi minore TWV 52:e1 per Flauto Dolce, Flauto Traverso ed Orchestra.

L’autore contemporaneo di Bach ed Händel, notissimo nel suo tempo, fondatore nel 1728 del primo giornale di musica tedesco, è stato a lungo sottovalutato. Male, perché alcune delle sue composizioni sono straordinariamente moderne, per il tempo, e tuttora coinvolgenti.

Questo concerto, bellissimo all’ascolto, presenta un paio di elementi di interesse anche per i profani. Il primo è il dialogo tra il vecchio ed il nuovo, tra il flauto dolce (recorder) ed il flauto traverso a cui cederà il posto da lì a venire. Il secondo è la ragione del titolo, il profumo di Est, presente nella danza slava del quarto movimento, Presto.

Karl-Heinz Passin (flauto),  Reiner Gebauer(flauto dolce), Telemann-Kammerorchester & Eitelfriedrich Thom

Questa non è forse la migliore versione, ma ha il vantaggio di presentare lo spartito.

Una versione alternativa del quarto movimento, molto coinvolgente, nonostante la scarsa qualità video è questa di Spinosi, veloce il giusto… quindi velocissima!

Il testo letterario collegato non poteva che essere un altra composizione eastbound e ricca di influssi e sonorità diverse. Entriamo nel mondo di Alberto Nocerino e del suo Diario di Medana. E’ un mondo poliforme, plurilinguistico, fonosimbolico, estremamente vivo.

Questa è la porta.

 

 

 

Pavlov’s Dog

Post musicale atipico ed un po’ sofferto: vuoi perché è giovedì e non mercoledì, come dovrebbe, e vuoi perché la scelta è stata più ardua del solito.

Si tratta dei Pavlov’s Dog, gruppo nato nel 1972 a St. Louis: se la strumentazione è anomala (c’è persino un vitar) la voce è una delle più sorprendenti del rock: David Surkamp.

Il primo loro lavoro, del 1975, si intitola Pampered Menial, e propone un’improbabile mistura di generi musicali, etichettata in modo approssimativo “progressive”.

La difficoltà della scelta sta tutta qui, a loro modo i primi due dischi sono straordinari ed il scegliere un solo brano è riduttivo. I Pavlov’s Dog andrebbero sentiti e risentiti perché ogni nuovo ascolto potrebbe rivelarvi qualcosa di nuovo.

Da questa difficoltà esco barando un poco, proponendo due brani agli antipodi, la ruvida Song Dance e la dolcissima Julia, spero vi invoglino ad andar oltre, c’è molto altro…

Quanto al testo letterario, si tratta di La Libreria di Piero Antonio Zaniboni.

Chi indovinerà per primo la ragione di questa associazione, potrà pubblicare un suo testo in queste pagine.

Lingue di un altro mondo

Hélène Smith Lingua Marziana

 

Temiamo l’Altro, ma ne siamo fortemente affascinati, per questo talvolta lo inventiamo, racchiudendolo in un microcosmo in cui ci è più facile controllarlo.

Per renderlo più plausibile siamo persino giunti ad inventarne la lingua: si parte del Marziano per arrivare al tlhIngan Hol (lingua Klingon) passando per il Quenya ed il Sindarin parlato nella Terra di Mezzo.

Le motivazioni sociologiche o, anche solo “spettacolari”, di quest’invenzione andrebbero analizzate a fondo e non è detto che non se ne parli in futuro.

Per ora, in occasione della pubblicazione della conversazione sul Grammelot con Dario Fo, ripresentiamo, a complemento, il saggio di Alberto Nocerino, L’invenzione linguistica tra Adamo e Dario Fo, che ripercorre la storia dei linguaggi altri, da Babele in poi, e che offre spunti innumerevoli per approfondimenti.

Un esempio delle strade percorribili è nell’immagine di testa di questo post: uno stralcio di scrittura automatica in Marziano della medium Hélène Smith, che, a cavallo tra ‘800 e ‘900, fu oggetto di studi da parte dello pisicologo Flournoy e del linguista De Saussure.

Ma non andiamo oltre, vi lasciamo ad intervista e saggio

Toren van Babel, Bruegel (circa 1565)

La Piccola Torre di Babele di Pieter Bruegel il Vecchio (1563)