La Musica delle Sfere

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Il tema della musica delle sfere è, almeno per me, di straordinario interesse, attraversando la storia del pensiero umano per un paio di millenni, da Pitagora a Keplero. Il sapere umano tutto viene chiamato in gioco: Musica, Matematica, Filosofia, Astronomia, Cosmogonia…

Insomma, se la materia vi è nuova, lanciando la ricerca in internet, ed avendo voglia di approfondire, c’è di che perdersi.

Ovviamente c’è anche il rischio di far di tutta l’erba un fascio, come di solito avviene nella spettacolarizzante cultura americana, così portata al DanBrownismo, ma penso che il gioco possa valere la candela.

Al solito, getto il sasso e nascondo la mano, ogni post è un portale, il percorso oltre ad esso è tracciato da voi.

E’, peraltro, anche vero che ogni post è ispirato da una proposta letteraria o musicale.

In questo caso si tratta di una bella pagina di Pietro Pancamo, Serafino preposto al coraggio, che sfiora il tema della musica delle sfere con grande levità.

Pietro Pancamo è un autore poliedrico, se volete saperne di più, qui trovate la SCHEDA, e qui il racconto Serafino preposto al coraggio.

Quanto alle immagini del post, quella di testa è L’armonica nascita del mondo, rappresentata da un organo cosmico, in Musurgia Universalis di Athanasius Kircher, 1650, quella di coda è tratta dal Practica Musicae di Franchino Gaffurio, 1496.

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The Day After

Post musicale del mercoledì… di giovedì!

Per questa ragione era necessaria una proposta “oltre”!

“Oltre”, al di là degli schemi, fuori sincrono rispetto al proprio tempo, la proposta non poteva che essere il Quartetto per Archi n.14 in Do Diesis minore, Op n. 131 di Ludwig Van Beethoven, presentato qui nella versione dello Jasper String Quartet al Soka Performing Arts Center

Il testo letterario proposto è il mio vecchio racconto breve La Misura

Supponendo che a nessuno interessino le ragioni di questo accoppiamento, le tacerò… 

 

Djagilev e Nijinsky: Djagilijinsky il diario di una primavera

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 Djagilev, Nijinsky e Stravinskij

Quella di Nijinsky e Djagilev è una storia complessa ed affascinante sorta nell’epicentro di un terremoto culturale, nella Parigi degli anni che precedettero la prima guerra mondiale.

Iniziò nel 1909, il trentasettenne Djagilev era l’impresario artistico del momento, aveva appena fondato i Ballets Russes, affidati al grande coreografo Fokine, mentre il diciannovenne Nijinsky era una stella accecante che si palesava. Fu un amore spesso tempestoso che durò quattro anni, fino al 1913, anno nel quale NiJinsky, al culmine della carriera, approfitta di un tour in Sudamerica per sposarsi a Buenos Aires con la contessa ungherese Romola de Pulszky.

Per capire quanto grande fosse la fama del ventitreenne Vaslav basti dire che il 29 maggio di quell’anno era stato protagonista e coreografo della prima rappresentazione de Le Sacre du Primtemps di Stravinskij. La scelta del matrimonio lo porta alla rottura, anche artistica, con il suo mentore. E’ quasi un rotolare a precipizio per sei anni fino a quel 1919, in cui scrive i tre quaderni noti e pubblicati come Diari, ed in cui gli venne diagnosticata la schizofrenia, che di fatto sancirà la sua fine.

Dei Diari abbiamo fatto menzione nel post di ieri, dedicato, musicalmente, alla riedizione filologica di quella prima rappresentazione della Sagra della Primavera, e, letterariamente, alla rivisitazione dei Diari da parte di Peter De Ville: Djagilijinsky.

Il post di ieri ci offriva Nijinsky rivisitato, quello di oggi ce lo mostra all’opera

http://youtu.be/Vxs8MrPZUIg

 

Quella di Nijinsky e Djagilev è una storia dai molti personaggi di grande rilievo. Mi sono divertito qui sotto a citarne solo alcuni. 

Vaclav Fomič Nižinskij (Вацлав Фомич Нижинский, traslitterato anche come Vaslav Fomich Nijinsky, Nijinski oNijinskij; in polacco: Wacław Niżyński) (Kiev, 12 marzo 1890 – Londra, 8 aprile 1950) danzatore e coreografo

Sergej Pavlovič Djagilev, detto Serge (in russo: Сергей Павлович Дягилев; Selišči, 31 marzo 1872 – Venezia, 19 agosto1929) impresario teatrale

Igor’ Fëdorovič Stravinskij (in russo: Игорь Фёдорович Стравинский; Lomonosov, 17 giugno 1882 – New York, 6 aprile1971) compositore

Michel Fokine, nato Michail Michajlovič Fokin (in russo: Михаил Михайлович Фокин; San Pietroburgo, 26 aprile 1880 –New York, 22 agosto 1942) danzatore e primo coreografo dei Ballets Russes

Anna Pavlovna Pavlova in russo: Анна Павловна Павлова (San Pietroburgo, 12 febbraio 1881 – L’Aia, 23 gennaio 1931) etoile dei Ballets Russes

Nikolaj Konstantinovič Roerich in russo: Николай Константинович Рерих (San Pietroburgo, 10 ottobre 1874Kullu, 13 dicembre 1947pittore, antropologo, diplomatico, archeologo, poeta, scenografo e costumista (Sagra della Primavera)

Léon Bakst, pseudonimo di Lev Schmule Rozenberg; oppure in versione russa Lev Samojlovič Rosenberg (Grodno,10 maggio 1866 – Parigi, 28 dicembre 1924) pittore, scenografo ed illustratore

Claude-Achille Debussy (Saint-Germain-en-Laye, 22 agosto 1862 – Parigi, 25 marzo 1918) compositore (Il Pomeriggio di un Fauno)

Pablo Diego José Francisco de Paula Juan Nepomuceno María de los Remedios Cipriano de la Santísima TrinidadMartir Patricio Ruiz y Picasso, semplicemente noto come Pablo Picasso (Málaga, 25 ottobre 1881 – Mougins, 8 aprile 1973) pittore (allestimento e costumi per Djagilev)

Jean-Bertrand Redon, meglio conosciuto come Odilon (Bordeaux, 20 aprile 1840 – Parigi, 6 luglio 1916) pittore (allestimento e costumi, insieme a Bakst in Il Pomeriggio di un Fauno)

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The Russian Affair

Post musicale del mercoledì estremamente impegnativo, ma anche di grande soddisfazione, se troverete il tempo da dedicargli.

Si parte con Igor Stravinsky – Le Sacre du Printemps – Vaslav Nijinsky-Version 1913 – Ballett Mariinski-Theater, una versione filologica che presenta il balletto così come danzato dal grande Vaslav Nijinsky

Il nome Nijinsky è, letterariamente, legato ai suoi interessantissimi Diari, editi in italiano da Adelphi.

Noi ne presentiamo una versione, rivisitata da Peter De Ville, già pubblicata nel babau n.15 ed ora da me ritradotta. Djagilijinsky.

Gospeldelia?

Un suono che pare natalizio, ma natalizio non è, sicuramente diverso da quanto si è abituati ad ascoltare. Paul Lester su The Guardian sostiene si tratti di un nuovo genere tra gospel e psichedelia: gospeldelia.

Catalogare non sempre ha senso: è Laura Mvula.

Collegati al post musicale di questo 24 dicembre, non potevano che esserci due Racconti di Natale.

Anche qui, però, non tutto è come sembra!

 

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The Sun Goes Down

Al limitare del viaggio quando le luci del giorno si affievoliscono ed ogni cosa si tramuta.

La scelta di questo mercoledì cade su The Sun Goes Down tratto da Thunder and Lightning (1983), ultimo album della rock band irlandese Thin Lizzy.

The Sun Goes Down è stato parte della colonna sonora di molti miei vagabondaggi in auto, per le strade d’Europa, ma più spesso tra Liguria e Piemonte, perdendomi tra le vigne dell’Ovadese e del Monferrato, attraversando la pianura padana alla ricerca delle Alpi. Ma soprattutto The Sun Goes Down era il brano perfetto, al limite della didascalia, quando al ritorno, ormai placato da una rilassata e lieve stanchezza, scavallavo l’Appennino ed affrontavo il mare al tramonto.

Mi verrebbe da partire ora!

Una scelta del testo babauesco collegato è impossibile. Contravvengo quindi alla regola, che vuole un’unica proposta, e segnalo un racconto ed una poesia.

Il racconto è Genova-Sanremo e ritorno di Valter Scelsi, pubblicato ne Il babau n. 7, mentre la poesia è quella Le Notti d’America che non riesco a levarmi dal cuore. Scritta di Gianni Priano e pubblicata ne Il babau n. 6, Le Notti d’America appartiene alla imperdibile raccolta L’Ombra di un Imbarco, edita nel 1991 da Genesi.

Canon perpetuus contrario motu

Da oggi, ogni mercoledì, sul blog verrà proposto un brano musicale di genere diverso.

Si inizia con l’ottavo canone dell’Offerta Musicale bachiana: “Canon perpetuus, contario motu“.
Magari non esattamente una scelta “di lancio”, esistono canoni di maggiore impatto, ma su questo canone è costruita la climax/anticlimax de L’attesa, mio vecchio e breve racconto pubblicato sul numero 9.

 

 

 

 

La comprensibile babele

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In un periodo di grande l’intolleranza verso l’Altro – ma c’è mai stato un periodo diverso da questo? – ci piace pubblicare un’intervista su una lingua altra: una lingua che non appartiene a nessuno ed è di tutti.

Una lingua che tutti possono comprendere ed apprezzare: il Grammelot.

Si tratta di una breve conversazione con Dario Fo, pubblicata nel giugno 1993 su Il babau n.10.

Questo è il link a GRRR… Grammelot.

E non è finita qui! 

L’immagine del post è La Grande Torre di Babele di Pieter Bruegel il Vecchio (1563).