Rose Connelly

Arthur_Hughes_-_Ophelia_(First_Version)

Due mercoledì fa ha avuto inizio questo cammino musical letterario nelle ballate omicide con due Murder Ballads di Nick Cave. Delle origini della prima, Henry Lee, si è parlato, letto ed ascoltato mercoledì scorso. Questo mercoledì è dedicato alla seconda, Where the Wild Roses Grow, in duetto con Kylie Minogue. Il brano di struggente liricità è qui proposto in una versione acustica registrata nel 2011 per l’album The Abbey Road Sessions.



Diversamente da Herny Lee, Where the Wild Roses Grow non trae origine diretta da una ballata più antica, tuttavia nel passato trova ispirazione, essendo composta con il pensiero rivolto a Down in the Willow Garden, brano irlandese di cui si hanno le prime tracce certe nel 1811, con il titolo Rose Connelly. Di Down in the Willow Garden vi propongo due versioni. La prima è vicina nel tempo (2013) e nel gusto ed è tratta dall’album Foreverly di Billie Joe Armstrong & Norah Jones.



Down in the willow garden Where me and my true love did meet, It was there we were courtin’, My love fell off to sleep. I had a bottle of burgundy wine, My true love she did not know. It was there I murdered that dear little girl Down on the banks below. I drew my saber through her, It was a bloody knife, I threw her into the river, It was a horrible sight. My father oft had told me That money would set me free If I would murder that poor little girl Whose name was Rose Connelly. Now he stands at his cabin door, Wiping his tears from his eyes, Gazing on his own dear son, Upon the scaffold high. My race is run beneath the sun, The Devil is waiting for me, For I did murder that dear little girl Whose name was Rose Connelly La seconda è quella più canonica degli The Everly Brothers, registrata nel 1958.



E’, purtroppo, difficile trovare una versione di qualità che suoni come l’originale irlandese, perché il brano è divenuto famoso negli Stati Uniti, come ballata di stile appalachiano, soprattutto a partire dalle prime incisioni discografiche del 1927 e 1928 di Greyson & Whitter, con il titolo di Rose Conley.



Ad assicurarci l’origine irlandese della ballata è una poesia di William Butler Yeats, Down by the Salley Gardens del 1889:

Down by the salley gardens my love and I did meet;
She passed the salley gardens with little snow-white feet.
She bid me take love easy, as the leaves grow on the tree;
But I, being young and foolish, with her would not agree.
In a field by the river my love and I did stand,
And on my leaning shoulder she laid her snow-white hand.
She bid me take life easy, as the grass grows on the weirs;
But I was young and foolish, and now am full of tears.

di questa poesia esiste una suggestiva versione musicale della canadese  Loreena McKennitt



In realtà la poesia di Yeats e tutte le ballate precedenti fanno riferimento seguenti versi di  The Rambling Boys of Pleasure: “It was down by Sally’s Garden one evening late I took my way. ‘Twas there I spied this pretty little girl, and those words to me sure she did say. She advised me to take love easy, as the leaves grew on the tree. But I was young and foolish, with my darling could not agree.” Questa la versione del 1979 di Andy Irvine, che conserva il sapore di un’antica semplicità.



Follia giovanile e morte dell’amata non possono che ricondurre all’ Ophelia di Hamlet (W. Shakespeare, 1602). Per tale ragione in testa ed in coda al post troviamo i dipinti di Arthur Hughes (1852) e di John E. Millais (1852), entrambi dal titolo Ophelia.

John_Everett_Millais_-_Ophelia_

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Raggi

WillMason Post musicale del mercoledì inedito ed inusuale. Inedito nel senso che il disco ancora non c’è ed inusuale perché proposto dall’altra anima del sito. http://willmasonensemble.bandcamp.com/album/beams-of-the-huge-night La proposta letteraria, per ragioni che tacerò, è Vico, Izio ed io, una mia breve composizione di alcuni anni or sono.   WillMason_cover

Sulla Bolla di Sapone

Post musical letterario del mercoledì.

Quello che vi propongo oggi è un viaggio spazio temporale.

Questo viaggio vi porterà altrove senza che di fatto vi spostiate.

L’idea ha origine nel 1887, quando Kurd Laßwitz, scrittore, filosofo e scienziato tedesco scrive il racconto breve Auf den Seifenblase (Sulla Bolla di Sapone) 

Laßwitz (1848-1910), polacco di nascita, docente di fisica e matematica, è considerato uno dei fondatori della fantascienza in lingua tedesca.

La sua opera più popolare Auf Zwei Planeten (Su due Pianeti, 1897) subì le censure del nazismo.

Se il genere vi interessa, potrebbe esser il caso di approfondire. Ora però è il caso di tornare al nostro piccolo, rapido, viaggio verso l’ignoto Sulla Bolla di Sapone.

Il racconto è, come detto, piuttosto breve, ma sufficientemente immaginifico per ispirare un’opera musicale, e così il gruppo progressive italiano FEM (Forza Elettromotrice) crea nel 2014 un album concept dal titolo omonimo.

La proposta musicale è il brano strumentale Il Signore dei Pensanti.

Gli amanti del Progressive che non dovessero conoscere FEM rimarranno certo stupiti della qualità del gruppo.

Questo post avrà nei prossimi giorni una coda necessaria. 

L’autore del brano, paroliere e batterista del gruppo, Emanuele Borsati, oltre ad essere un caro amico è anche un prolifico poeta e… “giustamente” ho postato un brano strumentale! 🙂 Arriveranno a breve anche i suoi scritti!

Il racconto di Kurd LaßwitzSulla Bolla di Sapone è QUI. 

Se volete saperne qualcosa di più sulla FEM Prog Band, e siete interessati a leggere l’originale tedesco o la traduzione inglese On the Soap Bubble, questo il sito del gruppo è QUI.

L’angelo caduto

Post musical-letterario del mercoledì costruito al contrario.

Si parte infatti da un testo letterario, un racconto asciutto ed intenso di Alfredo Alvi, L’Angelo Sterminatore per poi intraprendere una ricerca musicale nel mondo degli angeli caduti.

E’ un viaggio lunghissimo che conduce in luoghi musicali inaspettati e talvolta stagnanti ed altre orrifici.

Il tema, affascinante, cade spesso nel luogo comune.

Ho consumato polpastrelli e timpani alla ricerca di qualcosa che meritasse d’esser proposto ad un pubblico eterogeneo.

Giunto al limite della rinuncia, d’improvviso, ho ricordato un brano del 1987 che ha alcune buone ragioni per esser presentato: Fallen Angel.

L’autore ed interprete è di tutto rispetto, lo troviamo ad accompagnare Bob Dylan a partire dal 1965, è, infatti, il chitarrista di The Band: Robbie Robertson.

22 anni dopo Robertson, canadese di madre Mohawk, dopo aver fatto la storia del rock americano, inizia un nuovo percorso solistico che lo porterà ad esplorare la musica dei nativi americani.

Fallen Angel è contenuto nell’album d’esordio, dal titolo Robbie Robertson, un disco dalle grandi potenzialità ed ospiti prestigiosi.

Uno lo riconoscerete di sicuro.

Dal rock mainstream-etnico all’epica sottovoce dell’Angelo Sterminatore.

Il racconto di Alfredo Alvi appartiene alla raccolta L’Enigma del Congedo, di qualche anno fa.

E’ possibile che, ascoltato il brano e letto il racconto, vogliate saperne di più.

Il disco si trova ancora ed il libro, forse esaurito in formato cartaceo, esiste come ebook.

Alvi

 

Buon Compleanno Antonio Vivaldi!

Post musicale del mercoledì obbligato.

337 anni fa, il 4 marzo 1678 nasceva Antonio Vivaldi.

La proposta, non notissima, ma estremamente godibile è il suo Concerto in sol maggiore per 2 mandolini ed archi, RV532.

La versione presentata è quella dell’ensemble Europa Galante sotto la direzione di Fabio Biondi, con Giovanni Scaramuzzino e Sonia Maurer ai mandolini.

Tanta levità e gioia non potevano che suggerire Il Paese dell’Arcobaleno di Anna Musi, una dolcissima favola apparsa su Il babau n. 2, se ben ricordo, vincitrice di uno dei primi Premi Andersen.

Un’altra alba

Post musicale del mercoledì, incredibilmente di mercoledì…

Il tema è quello dell’alba: alba come sorgere del sole, ma anche come rinascita.

La proposta musicale è Sunrise in the Third System dei Tangerine Dream, tratto dall’album Alpha Centauri del 1971… agli albori della musica elettronica tedesca.

La proposta letteraria associata è un racconto di Elena Agostini, pubblicato nel babau n.13: Alba, questa volta il nome femminile.

Si tratta di proposte formalmente molto distanti, legate dal tema del risorgere, o sorgere nuovamente, dell’essere una nuova Alba.

Il brano musicale, non di ascolto immediato, è in questa pagina. Il racconto è qui. Vale la pena di leggerlo.

La Musica delle Sfere

Musurgiaorgan

Il tema della musica delle sfere è, almeno per me, di straordinario interesse, attraversando la storia del pensiero umano per un paio di millenni, da Pitagora a Keplero. Il sapere umano tutto viene chiamato in gioco: Musica, Matematica, Filosofia, Astronomia, Cosmogonia…

Insomma, se la materia vi è nuova, lanciando la ricerca in internet, ed avendo voglia di approfondire, c’è di che perdersi.

Ovviamente c’è anche il rischio di far di tutta l’erba un fascio, come di solito avviene nella spettacolarizzante cultura americana, così portata al DanBrownismo, ma penso che il gioco possa valere la candela.

Al solito, getto il sasso e nascondo la mano, ogni post è un portale, il percorso oltre ad esso è tracciato da voi.

E’, peraltro, anche vero che ogni post è ispirato da una proposta letteraria o musicale.

In questo caso si tratta di una bella pagina di Pietro Pancamo, Serafino preposto al coraggio, che sfiora il tema della musica delle sfere con grande levità.

Pietro Pancamo è un autore poliedrico, se volete saperne di più, qui trovate la SCHEDA, e qui il racconto Serafino preposto al coraggio.

Quanto alle immagini del post, quella di testa è L’armonica nascita del mondo, rappresentata da un organo cosmico, in Musurgia Universalis di Athanasius Kircher, 1650, quella di coda è tratta dal Practica Musicae di Franchino Gaffurio, 1496.

practica

 

 

The Day After

Post musicale del mercoledì… di giovedì!

Per questa ragione era necessaria una proposta “oltre”!

“Oltre”, al di là degli schemi, fuori sincrono rispetto al proprio tempo, la proposta non poteva che essere il Quartetto per Archi n.14 in Do Diesis minore, Op n. 131 di Ludwig Van Beethoven, presentato qui nella versione dello Jasper String Quartet al Soka Performing Arts Center

Il testo letterario proposto è il mio vecchio racconto breve La Misura

Supponendo che a nessuno interessino le ragioni di questo accoppiamento, le tacerò… 

 

Djagilev e Nijinsky: Djagilijinsky il diario di una primavera

diaghilev

 Djagilev, Nijinsky e Stravinskij

Quella di Nijinsky e Djagilev è una storia complessa ed affascinante sorta nell’epicentro di un terremoto culturale, nella Parigi degli anni che precedettero la prima guerra mondiale.

Iniziò nel 1909, il trentasettenne Djagilev era l’impresario artistico del momento, aveva appena fondato i Ballets Russes, affidati al grande coreografo Fokine, mentre il diciannovenne Nijinsky era una stella accecante che si palesava. Fu un amore spesso tempestoso che durò quattro anni, fino al 1913, anno nel quale NiJinsky, al culmine della carriera, approfitta di un tour in Sudamerica per sposarsi a Buenos Aires con la contessa ungherese Romola de Pulszky.

Per capire quanto grande fosse la fama del ventitreenne Vaslav basti dire che il 29 maggio di quell’anno era stato protagonista e coreografo della prima rappresentazione de Le Sacre du Primtemps di Stravinskij. La scelta del matrimonio lo porta alla rottura, anche artistica, con il suo mentore. E’ quasi un rotolare a precipizio per sei anni fino a quel 1919, in cui scrive i tre quaderni noti e pubblicati come Diari, ed in cui gli venne diagnosticata la schizofrenia, che di fatto sancirà la sua fine.

Dei Diari abbiamo fatto menzione nel post di ieri, dedicato, musicalmente, alla riedizione filologica di quella prima rappresentazione della Sagra della Primavera, e, letterariamente, alla rivisitazione dei Diari da parte di Peter DeVille: Djagilijinsky.

Il post di ieri ci offriva Nijinsky rivisitato, quello di oggi ce lo mostra all’opera

http://youtu.be/Vxs8MrPZUIg

 

Quella di Nijinsky e Djagilev è una storia dai molti personaggi di grande rilievo. Mi sono divertito qui sotto a citarne solo alcuni. 

Vaclav Fomič Nižinskij (Вацлав Фомич Нижинский, traslitterato anche come Vaslav Fomich Nijinsky, Nijinski oNijinskij; in polacco: Wacław Niżyński) (Kiev, 12 marzo 1890 – Londra, 8 aprile 1950) danzatore e coreografo

Sergej Pavlovič Djagilev, detto Serge (in russo: Сергей Павлович Дягилев; Selišči, 31 marzo 1872 – Venezia, 19 agosto1929) impresario teatrale

Igor’ Fëdorovič Stravinskij (in russo: Игорь Фёдорович Стравинский; Lomonosov, 17 giugno 1882 – New York, 6 aprile1971) compositore

Michel Fokine, nato Michail Michajlovič Fokin (in russo: Михаил Михайлович Фокин; San Pietroburgo, 26 aprile 1880 –New York, 22 agosto 1942) danzatore e primo coreografo dei Ballets Russes

Anna Pavlovna Pavlova in russo: Анна Павловна Павлова (San Pietroburgo, 12 febbraio 1881 – L’Aia, 23 gennaio 1931) etoile dei Ballets Russes

Nikolaj Konstantinovič Roerich in russo: Николай Константинович Рерих (San Pietroburgo, 10 ottobre 1874Kullu, 13 dicembre 1947pittore, antropologo, diplomatico, archeologo, poeta, scenografo e costumista (Sagra della Primavera)

Léon Bakst, pseudonimo di Lev Schmule Rozenberg; oppure in versione russa Lev Samojlovič Rosenberg (Grodno,10 maggio 1866 – Parigi, 28 dicembre 1924) pittore, scenografo ed illustratore

Claude-Achille Debussy (Saint-Germain-en-Laye, 22 agosto 1862 – Parigi, 25 marzo 1918) compositore (Il Pomeriggio di un Fauno)

Pablo Diego José Francisco de Paula Juan Nepomuceno María de los Remedios Cipriano de la Santísima TrinidadMartir Patricio Ruiz y Picasso, semplicemente noto come Pablo Picasso (Málaga, 25 ottobre 1881 – Mougins, 8 aprile 1973) pittore (allestimento e costumi per Djagilev)

Jean-Bertrand Redon, meglio conosciuto come Odilon (Bordeaux, 20 aprile 1840 – Parigi, 6 luglio 1916) pittore (allestimento e costumi, insieme a Bakst in Il Pomeriggio di un Fauno)

Nijinsky_Diaghilev_Benois_Stravinsky_Beausoleil_c1912

The Russian Affair

Post musicale del mercoledì estremamente impegnativo, ma anche di grande soddisfazione, se troverete il tempo da dedicargli.

Si parte con Igor Stravinsky – Le Sacre du Printemps – Vaslav Nijinsky-Version 1913 – Ballett Mariinski-Theater, una versione filologica che presenta il balletto così come danzato dal grande Vaslav Nijinsky

Il nome Nijinsky è, letterariamente, legato ai suoi interessantissimi Diari, editi in italiano da Adelphi.

Noi ne presentiamo una versione, rivisitata da Peter DeVille, già pubblicata nel babau n.15 ed ora da me ritradotta. Djagilijinsky.