London, Italy

Si va a Londra.

O meglio Genova va a Londra.

Il post musicale del mercoledì è dedicato a The Park, formazione mod genovese, dal sound così sorprendentemente britannico che Radio Woking li trasmette ogni settimana.

Ecco un’altra proposta.

Volete saperne di più?

Questo il loro sito ufficiale https://thepark1.bandcamp.com/

Di più, al solito, non dirò, vi basti sapere che, ascoltato un brano, ho voluto ascoltare tutta la loro produzione.

Quanto al post letterario collegato, si tratta di una riproposta: Arnold Bennett’s Days di Peter De Ville, un autore inglese che ha vissuto a lungo a Genova.

Questo post offre molti spunti possibili: la cultura mod, The Park, Peter De Ville, Arnold Bennett (1867 – 1931) ed H.G. Wells (1866 – 1946); spero almeno uno abbia solleticato la vostra curiosità.

ドア 喜多郎 俳諧

Nuovo post musicale del mercoledì dedicato all’estremo oriente asiatico ed al medio ponente genovese.

La musica di 喜多郎 Kitarō (Masanori Takahashi) ad introdurre la parte due degli 俳諧 Haikai in lingua genovese di Alessandro Guasoni.

Due proposte per Kitarō.

La prima è il tema principale della colonna sonora del film Heaven & Earth di Oliver Stone 1993, presentata qui in una versione lunga ed un video di non grande qualità, ma tratto dal film.

Film e colonna sonora vinsero il Golden Globe in quell’anno.

La seconda ha un valore affettivo: si tratta infatti di Earth Born brano iniziale di Silver Cloud (1983), l’unico disco che riusciva a far addormentare mio figlio neonato nei momenti critici.

Gli amanti della musica “movimentata” storceranno dunque il naso: Kitarō non è per loro, tutti coloro che hanno grande pazienza o dei figli piccolissimi, al contrario, mi ringrazieranno di cuore.

Ancora una volta al Giappone associamo Alessandro Guasoni presentando la seconda parte dei suoi 俳諧 Haikai.

Anche questo mondo è estremamente lontano a quello della cultura corrente occidentale, ma non per questo è meno prezioso.

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Voci

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Post musicale del mercoledì tra Enrico VIII ed Elisabetta I.

Thomas Tallis (1505 – 1585) compone intorno al 1570 questo mottetto per 8 cori di 5 voci (40 parti) dal titolo Spem in Alium

Spem in alium nunquam habui
Praeter in te, Deus Israel
Qui irasceris et propitius eris
et omnia peccata hominum
in tribulatione dimittis
Domine Deus
Creator caeli et terrae
respice humilitatem nostram

 

Non ci sono testi letterari collegati, ma lo spartito, qui: Tallis_Spem_in_alium_full_score_PML.

E, l’elegia Ye Sacred Muses composta da William Byrd per la morte di Tallis

Ye sacred Muses, race of Jove,
whom Music’s lore delighteth,
Come down from crystal heav’ns above
to earth where sorrow dwelleth,
In mourning weeds, with tears in eyes:
Tallis is dead, and Music dies.

Signature of Thomas Tallis (1505/1510-1585) English composer. A Gentleman of the Chapel Royal, Windsor, under Henry VIII and

Narciso o Boccadoro?

“Fra i poeti detesto / quelli che di se stessi / si dicon tali. (…) Odio, quindi, me stesso (…) Sono lo zero.”

Ma anche: “Sono inequivocabilmente strafigo.” 

Luca Valerio 11050979_1055976791084981_344496364_n

Luca Valerio è sicuramente poeta variegato, prolifico e con una grande facilità nel versificare.

Non siamo su Facebook, ma posso dire senza timore che Mi piace.

Mi piace per le indiscutibili qualità tecniche ed espressive e per una serie di ragioni che, al solito, non dirò… gli autori che ospitiamo si presentano benissimo da soli!

Trovate un breve raccolta di poesie di Luca Valerio cliccando QUI.

俳諧

Post musicale del mercoledì.

Si va a Tokio, ma prima passiamo da Portland, Oregon, in un viaggio indietro nel tempo.

Perché proprio Portland?

Perché qui nel 2005 un gruppo dal nome Grails pubblica una cover della parte III di Satori della Flower Travellin Band, all’interno del proprio nel mini album Interpretations of Three Psychedelic Rock Songs From Around The World.

Questa rivisitazione americana ha sicuramente un taglio adattato al gusto del tempo ed è qui presentata con un video giapponese che la valorizza appieno.

Sentita la versione breve dei Grails, puntiamo direttamente all’altro lato dell’Oceano Pacifico ed atterriamo nel Giappone del 1971.

Qui la Flower Travellin’ Band (フラワー・トラベリン・バンド) ha appena pubblicato un vero classico del rock nipponico, suddiviso in cinque parti, Satori, per l’appunto.

E’ una proposta forse per amanti della musica anni ’70, un ritrovarsi per alcuni, una scoperta per altri, certo una curiosità per i più.

A voi.

Di tutt’altro genere la proposta letteraria, collegabile a quella musicale per il titolo di origine nipponica: 俳諧 Haikai

A voi gli Haiku in lingua genovese di Alessandro Guasoni, curiosamente più vicini alla nostra immagine della cultura giapponese rispetto al rock nipponico dal sapore anglosassone, ma questo è un post di contrasti.

Non rimanete sulla soglia, al di là di essa, culture forse poco note, ma ricchissime.

俳諧 Haikai

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Est!!! Est!!! Est!!!

Titolo per attirar i santi bevitori, gli assetati viaggiatori, i curiosi navigatori.

Ma no, non si tratta del celeberrimo vino di Montefiascone e della sua leggenda risalente al 1111.

Bensì di un Est tra le righe, un Eastward, un import-export, un risuonar di note e voci.

Mettiamo un punto fisso: Georg Philipp Telemann, Concerto in Mi minore TWV 52:e1 per Flauto Dolce, Flauto Traverso ed Orchestra.

L’autore contemporaneo di Bach ed Händel, notissimo nel suo tempo, fondatore nel 1728 del primo giornale di musica tedesco, è stato a lungo sottovalutato. Male, perché alcune delle sue composizioni sono straordinariamente moderne, per il tempo, e tuttora coinvolgenti.

Questo concerto, bellissimo all’ascolto, presenta un paio di elementi di interesse anche per i profani. Il primo è il dialogo tra il vecchio ed il nuovo, tra il flauto dolce (recorder) ed il flauto traverso a cui cederà il posto da lì a venire. Il secondo è la ragione del titolo, il profumo di Est, presente nella danza slava del quarto movimento, Presto.

Karl-Heinz Passin (flauto),  Reiner Gebauer(flauto dolce), Telemann-Kammerorchester & Eitelfriedrich Thom

Questa non è forse la migliore versione, ma ha il vantaggio di presentare lo spartito.

Una versione alternativa del quarto movimento, molto coinvolgente, nonostante la scarsa qualità video è questa di Spinosi, veloce il giusto… quindi velocissima!

Il testo letterario collegato non poteva che essere un altra composizione eastbound e ricca di influssi e sonorità diverse. Entriamo nel mondo di Alberto Nocerino e del suo Diario di Medana. E’ un mondo poliforme, plurilinguistico, fonosimbolico, estremamente vivo.

Questa è la porta.

 

 

 

Amarilli o della seconda pratica

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Il primo amore non si scorda mai, sia che si chiami Amarilli o meno.

Ma la pratica? E’ meglio la prima pratica o la seconda? Quale ci rimane indelebilmente impressa? E soprattutto: è un tema ancora attuale?

Ehm… forse sono andato troppo oltre.

Ricominciamo.

Post musicale del mercoledì.

Tutto nasce dall’ascolto di un madrigale di Claudio Monteverdi (1567-1643).

Monteverdi compone la musica sui versi sciolti di Cruda Amarilli di Battista Guarini (1538-1612), noto drammaturgo e poeta, autore del Pastor Fido.

I versi sono noti e Luca Marenzio (1553-1599), il più noto madrigalista del suo tempo, ne ha già fornito una versione pubblicata nel 1595.

Il madrigale di Monteverdi viene dato alle stampe , alcuni anni dopo, nel 1608, prima composizione del V libro dei Madrigali.

E’ un madrigale importante perché, già prima della pubblicazione, viene fatto oggetto di critiche profonde da parte di Giovanni Maria Artusi nel suo Delle Imperfezioni della Moderna Musica, seconda parte, del 1603. Monteverdi risponderà alle critiche proprio nella prefazione del V Libro.

E’ una disputa tra lo stile codificato da Gioseffo Zarlino, maestro di Artusi, e uno in cui le dissonanze sono più libere, di cui Monteverdi è alfiere, è la lotta tra prima pratica e seconda pratica, tra stile antico e stile moderno.

In questa sfida interviene anche Giulio Caccini (1550-1618) che con Le Nuove Musiche nel 1601 contribuisce al passaggio dal madrigale di genere polifonico a quello di genere monodico. Anche Caccini canta Amarilli, ma qui non è più cruda…

Sono passati oltre quattrocento anni dal tempo della disputa e son lieto di poter ugualmente apprezzare lo stile antico di Palestrina e quello moderno di Monteverdi.

E’ per forza necessaria una scelta? Va necessariamente buttato giù qualcuno dalla torre, o si può portar con sé tutto quanto c’è di bello?

Un dubbio, comunque permane. Di quale Amarilli stiamo parlando? Di quella cantata da Virgilio, del fiore che da ella prese il nome, o della Amarilli Etrusca?

In questa pagina, curiosando e cliccando, non troverete forse la risposta, ma nuovi spunti ed anche un racconto che della febbre di questo viaggio è la conseguenza.

Chi cercatrova

Non è detto rimanga sempre contento!

 

La Musica delle Sfere

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Il tema della musica delle sfere è, almeno per me, di straordinario interesse, attraversando la storia del pensiero umano per un paio di millenni, da Pitagora a Keplero. Il sapere umano tutto viene chiamato in gioco: Musica, Matematica, Filosofia, Astronomia, Cosmogonia…

Insomma, se la materia vi è nuova, lanciando la ricerca in internet, ed avendo voglia di approfondire, c’è di che perdersi.

Ovviamente c’è anche il rischio di far di tutta l’erba un fascio, come di solito avviene nella spettacolarizzante cultura americana, così portata al DanBrownismo, ma penso che il gioco possa valere la candela.

Al solito, getto il sasso e nascondo la mano, ogni post è un portale, il percorso oltre ad esso è tracciato da voi.

E’, peraltro, anche vero che ogni post è ispirato da una proposta letteraria o musicale.

In questo caso si tratta di una bella pagina di Pietro Pancamo, Serafino preposto al coraggio, che sfiora il tema della musica delle sfere con grande levità.

Pietro Pancamo è un autore poliedrico, se volete saperne di più, qui trovate la SCHEDA, e qui il racconto Serafino preposto al coraggio.

Quanto alle immagini del post, quella di testa è L’armonica nascita del mondo, rappresentata da un organo cosmico, in Musurgia Universalis di Athanasius Kircher, 1650, quella di coda è tratta dal Practica Musicae di Franchino Gaffurio, 1496.

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Domino Effect

Ricchissima d’echi e dalle aperture spesso inaspettate, la musica di Darcy James Argue ci conduce in nuovi luoghi della musica, attraverso un effetto domino.

Wikipedia sintetizza così: Darcy mixes minimalism, contemporary classical, indie rock and jazz styles into one giant mixing pot which ultimately surprises the listener.

Fatevene un’idea ascoltando la Darcy James Argue’s Secret Society in Induction Effect

Nel vecchio babau non c’era nessun testo associabile alla Secret Society, propongo quindi 3 Metaphysical Poems? inediti di mia composizione (C. M. Marenco)