Lingue di un altro mondo

Hélène Smith Lingua Marziana

 

Temiamo l’Altro, ma ne siamo fortemente affascinati, per questo talvolta lo inventiamo, racchiudendolo in un microcosmo in cui ci è più facile controllarlo.

Per renderlo più plausibile siamo persino giunti ad inventarne la lingua: si parte del Marziano per arrivare al tlhIngan Hol (lingua Klingon) passando per il Quenya ed il Sindarin parlato nella Terra di Mezzo.

Le motivazioni sociologiche o, anche solo “spettacolari”, di quest’invenzione andrebbero analizzate a fondo e non è detto che non se ne parli in futuro.

Per ora, in occasione della pubblicazione della conversazione sul Grammelot con Dario Fo, ripresentiamo, a complemento, il saggio di Alberto Nocerino, L’invenzione linguistica tra Adamo e Dario Fo, che ripercorre la storia dei linguaggi altri, da Babele in poi, e che offre spunti innumerevoli per approfondimenti.

Un esempio delle strade percorribili è nell’immagine di testa di questo post: uno stralcio di scrittura automatica in Marziano della medium Hélène Smith, che, a cavallo tra ‘800 e ‘900, fu oggetto di studi da parte dello pisicologo Flournoy e del linguista De Saussure.

Ma non andiamo oltre, vi lasciamo ad intervista e saggio

Toren van Babel, Bruegel (circa 1565)

La Piccola Torre di Babele di Pieter Bruegel il Vecchio (1563)

La comprensibile babele

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In un periodo di grande l’intolleranza verso l’Altro – ma c’è mai stato un periodo diverso da questo? – ci piace pubblicare un’intervista su una lingua altra: una lingua che non appartiene a nessuno ed è di tutti.

Una lingua che tutti possono comprendere ed apprezzare: il Grammelot.

Si tratta di una breve conversazione con Dario Fo, pubblicata nel giugno 1993 su Il babau n.10.

Questo è il link a GRRR… Grammelot.

E non è finita qui! 

L’immagine del post è La Grande Torre di Babele di Pieter Bruegel il Vecchio (1563).

L’invenzione delle nuvole

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Prendo a prestito il titolo di un interessantissimo libro di Richard Hamblyn (L’invenzione delle nuvole) per introdurre la pubblicazione di Il Teatro delle Nuvole, due non recensioni, nella nostra rubrica La Finestra sul Cortile.

Prima, però, una breve annotazione sull’interessante e fluido libro di Hamblyn, scrittore e storico inglese. L’invenzione delle nuvole racconta come il meteorologo dilettante Luke Howard (1772-1864) arrivasse alla classificazione delle nuvole così come le conosciamo oggi, dando avvio alla moderna meteorologia.

Il tema è storico, scientifico, ma anche letterario, perché gli studi e la figura di Howard ispirarono un’intera generazione romantica: Shelley, Keats, Goethe e molti altri. Argomento appassionante e mutevole, le nuvole furono al centro di un affascinante corso di semantica lessicologia e letteratura comparate tenuto a Genova da Enrica Salvaneschi nei primi anni 90.

Qui, ove partecipavo come “lettore” dei testi inglesi, feci incontri importanti, quello con Enrica, docente e scrittrice di sublime sensibilità, e quello con il Teatro delle Nuvole, attirato dal titolo del corso così in sintonia con la propria essenza.

Inventate, classificate, reinventate, sempre mutevoli, in un divenire costante che è rappresentazione d’ogni esistenza vissuta a fondo, le nuvole possono esser anche per voi spunto per un viaggio trasversale nel mondo della letteratura e dell’arte.

Del Teatro delle Nuvole, che questa poetica mutevolezza ha sposato, in questo post ho parlato pochissimo e rimando alle non recensioni.

Inoltre, per chi vive a Genova e dintorni segnalo che il 29 settembre 2014 Il Teatro presenterà la nuova Scuola Laboratorio.

I dettagli li trovate qui.

Le non recensioni invece le trovate qui.

Infine, giacché la seconda non recensione prende a prestito un paio di versi di Divina di Maurizio Puppo, pubblichiamo anche quella, nella sezione Poesia.

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Immagine di testa – Cloud Study – di Luke Howard (1808-1811)

Immagine di coda – Incisione tratta da Essay on the Modifications of Clouds di Luke Howard (3rd edition 1865)

Ricordo di Luigi Tola

Recentissimamente è mancato Luigi Tola, poeta ed artista visivo. Pubblichiamo qui un breve ricordo di Franca Fioravanti e di Marco Romei del Teatro delle Nuvole.

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Abbiamo incontrato Luigi Tola la prima volta nel 1992, quando era invitato al nostro primo spettacolo “Il cielo interiore” a Villa Solaria. Successivamente collaborammo per la creazione della performance “Tra nostAlgia e preSentimento”; in seguito ci fece conoscere il poeta Nazim Hikmet, uno dei poeti che inserimmo nel nostro spettacolo “I fabbricatori di sogni”.
Ci sono incontri che restano nel tempo della nostra memoria.
Marco Romei invitò Tola nella sua rubrica “Conversazioni tra arte e vita”, pubblicata sul web magazine Mentelocale.
Ora Luigi è altrove, e vogliamo ricordarlo attraverso le sue parole.

L’intervista è qui.

Sopra il rigo. Sotto il rigo

Negli anni in cui si pubblicava Il babau, amavamo sostenere l’atemporalità dell’arte.

Il tema è complesso e merita d’esser affrontato con tutta la calma possibile.

Al momento mi limito ad addurre a prova questa conversazione del 1992 tra Il babau e Paolo Poli.

Son passati 22 anni, ma il piacere della lettura è, almeno per quanto mi riguarda, del tutto inalterato, oggi, come allora, mi son ritrovato a sorridere, ridere di gusto, riconoscere la grandezza.

Straordinaria.

La trovate qui.