Conversazione con Luigi Tola

Tola

Ci sono incontri che restano nel tempo della nostra memoria.
Marco Romei invitò Tola nella sua rubrica “Conversazioni tra arte e vita”,pubblicata sul web magazine Mentelocale.
Ora Luigi è altrove, e vogliamo ricordarlo attraverso le sue parole.

Marco Romei:  La poesia può rendere più gentile l’umanità?
Luigi Tola: Sì, qualche volta, se tu sei già gentile. Se sei una persona negativa, poesia o non poesia, rimani negativo. La poesia è un abito della mente, è un abito dell’essere, ma non è l’essere. L’essere è l’uomo. Rimane sempre lui il protagonista.
MR: E’ necessario tradire la forma, scardinare i codici?
LT: L’uomo ha sempre usato codici differenti. La comunicazione avviene su due versanti, c’è uno che parla e l’altro che ascolta e decodifica, quindi il codice deve essere assimilabile anche all’ascoltatore. Senza un’intesa sul codice non esiste comunicazione. Ma la forma non rimane bloccata, cresce, si sviluppa. In passato è successo che grandi scrittori riformassero la lingua. La lingua è un modo di pensare, è una visione del mondo. Nella lingua c’è tutto quello che l’uomo pensa del mondo e di se stesso. Dove c’è la lingua, potrei dire, c’è l’uomo. Dove non esiste lingua, c’è il vuoto. Purtroppo non è che ti aiuti molto, perché, come dicevano i poeti, le parole non danno pane, e qualche volta te lo tolgono.
MR: Come si distingue la buona dalla cattiva poesia?
LT: Non si distingue. Esiste solo la poesia. Tutto il resto è rumore, o silenzio.
MR: Nell’epoca dell’omologazione la diversità è una ricchezza o una condanna?
LT: Non lo so se sia una ricchezza o una condanna. La diversità è un dato di fatto.
MR: Poeti si nasce o si diventa?
LT: Si diventa. Il poeta è un mestiere, uno dei primi lavori dell’uomo. Si impara, non è un elemento naturale come il colore degli occhi. La poesia esiste fin da quando c’erano gli Aedi, e la parola parlata non aveva il supporto magico della scrittura. Il supporto era la musica: battendo i piedi sulla terra, magari con delle campanule legate alle caviglie, o battendo le mani; la parola è sempre stata legata a un supporto, la danza, i gesti, la musica. Del resto il rito dei fedeli che pregano sul muro del pianto muovendo tutto il corpo indica l’antico bisogno di tutto il corpo di partecipare all’espressività della parola.
MR: L’arte può trasformare gli individui, la società?
LT: L’arte ha soppresso alcuni bisogni primitivi; non essendo una necessità primitiva ma mediata, costruita, interiore, ha sostituito alcuni bisogni, e senza questi l’uomo è un po’ meno bestia. Con tutto il rispetto per la primitività e la bestialità. L’arte risponde alla necessità di comunicare, di partecipare ad una socialità, spesso perduta. L’arte ha sempre , che ne sia consapevole o meno, una funzione sociale. L’arte è un fatto di consapevolezza, di cultura, di intelligenza. E un’operazione della mente e dello spirito.

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