Piove o son desto?

Veglia

Proverbio improbabile, forse, ma con un fondo di verità.

A trovarla, la verità!

Posto che ci sia, o che sia una sola.

Di sicuro c’è un altro breve racconto di Gianni Priano: Diluvio in Ghirmiana, che la sua bella verità ce l’ha.

Intanto ha ripreso a piovere.

 

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La Focaccia di Priano

Fugassa

Acqua, sale, farina 00, olio d’oliva, lievito di birra, il tutto cosparso di farina di polenta direttamente sulla piastra.

Ingredienti semplici a formare una tra le più magiche focacce salate liguri: la focaccia di Priano a Genova Voltri.

Ed è con il breve racconto biografico Fugassa de Utri* che iniziamo una sicuramente proficua e spero continuativa collaborazione con Gianni Priano, poeta e narratore di grande umanità e spessore.

Non c’è nulla di Gianni che possa dire meglio delle sue stesse parole, così, come già feci presentando alcune sue poesie, taglio corto e vi rimando direttamente al testo: qui.

Prima di congedarmi, una breve annotazione: vi ricordo che è possibile ricercare gli autori presenti sul sito tramite la funzione di ricerca, cosa che caldeggio vivamente per Priano, presente nel sito con poesia in lingua, poesia in dialetto molarese ed ora con scritti in prosa.

Quanto alla focaccia di Priano, posso ben dire che negli anni del liceo mi formò ben più di Kant e Pascal. 

* alcuni preferiscono la grafia “fügassa”.

Voci di Calabria: Francesco Cento

Scilla

Nuovo capitolo delle Lingue dell’altra Italia, viaggio nelle culture del nostro paese.

Ospitiamo alcune poesie tratte dalla raccolta inedita Pani e mantu (Pane e mantello) di Francesco Cento, scultore e poeta calabrese residente a Genova. 

“Il tema principale” – nelle stesse parole di Francesco “è il viaggio, la lontananza, il recupero delle persone care e dei luoghi dove siamo cresciuti attraverso la memoria. Nella lingua natia.”

I versi, aspri, esprimono in modo convincente un mondo senza sconti, ma dal grande fascino.

Al solito preferisco leggiate i versi piuttosto che i miei commenti, li trovate QUI, insieme alle foto di alcune sculture dell’autore.

Poiché la selezione attuale è tutt’altro che esaustiva, seguirà una seconda parte.

“Ra differàinza”

P Differenza

Gianni Priano ci regala 9 sue poesie nel dialetto di Molare, paese dell’alessandrino sulla ex strada statale del Turchino da Ovada ad Acqui Terme per un nuovo capitolo delle Lingue dell’Altra Italia.  

Sono felice di questo dono, a lungo cercato, perché se la differenza, linguistica e non solo, è ricchezza, i dialetti sono forzieri stracolmi di espressioni, modi di dire e pensare che non devono andar perduti.

Troverete in questa prima parte delle poesie “molaresi” di Gianni Priano, a cui ho dato il titolo “Ra differàinza” (La differenza) persone, colori e suoni di uno dei presenti possibili, alternativi a quello attuale globalizzato, un presente radicato in un’antica tradizione popolare, portato oltre i propri ristretti confini territoriali da una penna profonda e leggerissima al tempo stesso.

Non vi tratterrò oltre, perché è impossibile farlo… io stesso non vedo l’ora di rileggerle!

Ricordo per i pochi rimasti che Gianni Priano è presente in questo sito anche con alcune poesie in lingua italiana, pubblicate sul numero 6 de Il babau.

 

 

 

 

 

 

 

 

ドア 喜多郎 俳諧

Nuovo post musicale del mercoledì dedicato all’estremo oriente asiatico ed al medio ponente genovese.

La musica di 喜多郎 Kitarō (Masanori Takahashi) ad introdurre la parte due degli 俳諧 Haikai in lingua genovese di Alessandro Guasoni.

Due proposte per Kitarō.

La prima è il tema principale della colonna sonora del film Heaven & Earth di Oliver Stone 1993, presentata qui in una versione lunga ed un video di non grande qualità, ma tratto dal film.

Film e colonna sonora vinsero il Golden Globe in quell’anno.

La seconda ha un valore affettivo: si tratta infatti di Earth Born brano iniziale di Silver Cloud (1983), l’unico disco che riusciva a far addormentare mio figlio neonato nei momenti critici.

Gli amanti della musica “movimentata” storceranno dunque il naso: Kitarō non è per loro, tutti coloro che hanno grande pazienza o dei figli piccolissimi, al contrario, mi ringrazieranno di cuore.

Ancora una volta al Giappone associamo Alessandro Guasoni presentando la seconda parte dei suoi 俳諧 Haikai.

Anche questo mondo è estremamente lontano a quello della cultura corrente occidentale, ma non per questo è meno prezioso.

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Lingue di un altro mondo

Hélène Smith Lingua Marziana

 

Temiamo l’Altro, ma ne siamo fortemente affascinati, per questo talvolta lo inventiamo, racchiudendolo in un microcosmo in cui ci è più facile controllarlo.

Per renderlo più plausibile siamo persino giunti ad inventarne la lingua: si parte del Marziano per arrivare al tlhIngan Hol (lingua Klingon) passando per il Quenya ed il Sindarin parlato nella Terra di Mezzo.

Le motivazioni sociologiche o, anche solo “spettacolari”, di quest’invenzione andrebbero analizzate a fondo e non è detto che non se ne parli in futuro.

Per ora, in occasione della pubblicazione della conversazione sul Grammelot con Dario Fo, ripresentiamo, a complemento, il saggio di Alberto Nocerino, L’invenzione linguistica tra Adamo e Dario Fo, che ripercorre la storia dei linguaggi altri, da Babele in poi, e che offre spunti innumerevoli per approfondimenti.

Un esempio delle strade percorribili è nell’immagine di testa di questo post: uno stralcio di scrittura automatica in Marziano della medium Hélène Smith, che, a cavallo tra ‘800 e ‘900, fu oggetto di studi da parte dello pisicologo Flournoy e del linguista De Saussure.

Ma non andiamo oltre, vi lasciamo ad intervista e saggio

Toren van Babel, Bruegel (circa 1565)

La Piccola Torre di Babele di Pieter Bruegel il Vecchio (1563)

La comprensibile babele

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In un periodo di grande l’intolleranza verso l’Altro – ma c’è mai stato un periodo diverso da questo? – ci piace pubblicare un’intervista su una lingua altra: una lingua che non appartiene a nessuno ed è di tutti.

Una lingua che tutti possono comprendere ed apprezzare: il Grammelot.

Si tratta di una breve conversazione con Dario Fo, pubblicata nel giugno 1993 su Il babau n.10.

Questo è il link a GRRR… Grammelot.

E non è finita qui! 

L’immagine del post è La Grande Torre di Babele di Pieter Bruegel il Vecchio (1563).

Alla riscoperta delle nostre lingue

Riprende il cammino alla riscoperta delle Lingue dell’altra Italia, in un viaggio attraverso la ricchezza delle nostre variegate culture.

La nostra attenzione volge ora alla Campania ed al poeta Achille Serrao (1936 -2012), ripubblicando la poesia Chiantàjeno – fernute ‘e suonne ed una breve intervista, entrambe già edite ne Il babau n.11 nel 1993.

Serrao, romano di nascita ma d’origine campana è stato uno dei più grandi poeti neodialettali napoletani ed i suoi libri sono stati tradotti in francese, inglese, spagnolo, rumeno,  serbo-croato, olandese.

Per chi fosse interessato ad approfondire la conoscenza con l’opera di questo poeta consiglio una visita al sito ufficiale www.achilleserrao.it.

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