Post musicale atipico ed un po’ sofferto: vuoi perché è giovedì e non mercoledì, come dovrebbe, e vuoi perché la scelta è stata più ardua del solito.
Si tratta dei Pavlov’s Dog, gruppo nato nel 1972 a St. Louis: se la strumentazione è anomala (c’è persino un vitar) la voce è una delle più sorprendenti del rock: David Surkamp.
Il primo loro lavoro, del 1975, si intitola Pampered Menial, e propone un’improbabile mistura di generi musicali, etichettata in modo approssimativo “progressive”.
La difficoltà della scelta sta tutta qui, a loro modo i primi due dischi sono straordinari ed il scegliere un solo brano è riduttivo. I Pavlov’s Dog andrebbero sentiti e risentiti perché ogni nuovo ascolto potrebbe rivelarvi qualcosa di nuovo.
Da questa difficoltà esco barando un poco, proponendo due brani agli antipodi, la ruvida Song Dance e la dolcissima Julia, spero vi invoglino ad andar oltre, c’è molto altro…
337 anni fa, il 4 marzo 1678 nasceva Antonio Vivaldi.
La proposta, non notissima, ma estremamente godibile è il suo Concerto in sol maggiore per 2 mandolini ed archi, RV532.
La versione presentata è quella dell’ensemble Europa Galante sotto la direzione di Fabio Biondi, con Giovanni Scaramuzzino e Sonia Maurer ai mandolini.
Tanta levità e gioia non potevano che suggerire Il Paese dell’Arcobaleno di Anna Musi, una dolcissima favola apparsa su Il babau n. 2, se ben ricordo, vincitrice di uno dei primi Premi Andersen.
Post musicale del mercoledì, incredibilmente di mercoledì…
Il tema è quello dell’alba: alba come sorgere del sole, ma anche come rinascita.
La proposta musicale è Sunrise in the Third System dei Tangerine Dream, tratto dall’album Alpha Centauri del 1971… agli albori della musica elettronica tedesca.
La proposta letteraria associata è un racconto di Elena Agostini, pubblicato nel babau n.13: Alba, questa volta il nome femminile.
Si tratta di proposte formalmente molto distanti, legate dal tema del risorgere, o sorgere nuovamente, dell’essere una nuova Alba.
Il brano musicale, non di ascolto immediato, è in questa pagina. Il racconto è qui. Vale la pena di leggerlo.
Sono passati oltre quattrocento anni dal tempo della disputa e son lieto di poter ugualmente apprezzare lo stile antico di Palestrina e quello moderno di Monteverdi.
E’ per forza necessaria una scelta? Va necessariamente buttato giù qualcuno dalla torre, o si può portar con sé tutto quanto c’è di bello?
In questa pagina, curiosando e cliccando, non troverete forse la risposta, ma nuovi spunti ed anche un racconto che della febbre di questo viaggio è la conseguenza.
Il tema della musica delle sfere è, almeno per me, di straordinario interesse, attraversando la storia del pensiero umano per un paio di millenni, da Pitagora a Keplero. Il sapere umano tutto viene chiamato in gioco: Musica, Matematica, Filosofia, Astronomia, Cosmogonia…
Insomma, se la materia vi è nuova, lanciando la ricerca in internet, ed avendo voglia di approfondire, c’è di che perdersi.
Ovviamente c’è anche il rischio di far di tutta l’erba un fascio, come di solito avviene nella spettacolarizzante cultura americana, così portata al DanBrownismo, ma penso che il gioco possa valere la candela.
Al solito, getto il sasso e nascondo la mano, ogni post è un portale, il percorso oltre ad esso è tracciato da voi.
E’, peraltro, anche vero che ogni post è ispirato da una proposta letteraria o musicale.
Quanto alle immagini del post, quella di testa è L’armonica nascita del mondo, rappresentata da un organo cosmico, in Musurgia Universalis di Athanasius Kircher, 1650, quella di coda è tratta dal Practica Musicae di Franchino Gaffurio, 1496.
Per questa ragione era necessaria una proposta “oltre”!
“Oltre”, al di là degli schemi, fuori sincrono rispetto al proprio tempo, la proposta non poteva che essere il Quartetto per Archi n.14 in Do Diesis minore, Op n. 131 di Ludwig Van Beethoven, presentato qui nella versione dello Jasper String Quartet al Soka Performing Arts Center
Il testo letterario proposto è il mio vecchio racconto breve “La Misura“.
Supponendo che a nessuno interessino le ragioni di questo accoppiamento, le tacerò…
Iniziò nel 1909, il trentasettenne Djagilev era l’impresario artistico del momento, aveva appena fondato i Ballets Russes, affidati al grande coreografo Fokine, mentre il diciannovenne Nijinsky era una stella accecante che si palesava. Fu un amore spesso tempestoso che durò quattro anni, fino al 1913, anno nel quale NiJinsky, al culmine della carriera, approfitta di un tour in Sudamerica per sposarsi a Buenos Aires con la contessa ungherese Romola de Pulszky.
Per capire quanto grande fosse la fama del ventitreenne Vaslav basti dire che il 29 maggio di quell’anno era stato protagonista e coreografo della prima rappresentazione de Le Sacre du Primtemps di Stravinskij. La scelta del matrimonio lo porta alla rottura, anche artistica, con il suo mentore. E’ quasi un rotolare a precipizio per sei anni fino a quel 1919, in cui scrive i tre quaderni noti e pubblicati come Diari, ed in cui gli venne diagnosticata la schizofrenia, che di fatto sancirà la sua fine.
Dei Diari abbiamo fatto menzione nel post di ieri, dedicato, musicalmente, alla riedizione filologica di quella prima rappresentazione della Sagra della Primavera, e, letterariamente, alla rivisitazione dei Diari da parte di Peter De Ville: Djagilijinsky.
Il post di ieri ci offriva Nijinsky rivisitato, quello di oggi ce lo mostra all’opera
Post musicale del mercoledì estremamente impegnativo, ma anche di grande soddisfazione, se troverete il tempo da dedicargli.
Si parte con Igor Stravinsky – Le Sacre du Printemps – Vaslav Nijinsky-Version 1913 – Ballett Mariinski-Theater, una versione filologica che presenta il balletto così come danzato dal grande Vaslav Nijinsky
Il nome Nijinsky è, letterariamente, legato ai suoi interessantissimi Diari, editi in italiano da Adelphi.
Noi ne presentiamo una versione, rivisitata da Peter De Ville, già pubblicata nel babau n.15 ed ora da me ritradotta. Djagilijinsky.
Post musicale del mercoledì. Un incontro provvidenziale quello con Andrea Zanzottera e la sua musica di confine, così come Un incontro provvidenziale è il titolo del racconto di Mauro Augias ad esso associato.
Spero e credo che Altes Lied sia la soglia per nuovi ascolti.
Il brano è contenuto nel CD Viaggio nelle memorie disponibili (2012)