Il Paese dell’Arcobaleno – di Anna Musi (Il babau n. 2)

Arcobaleno 11045913_10206152037788429_658732817_o

C’erano una volta tanti paesi, ognuno di un colore diverso, divisi tutti da mura alte fino al cielo. Gli abitanti conoscevano il colore del loro paese e soltanto quello.

Nel Blueto tutto era blu, blu erano le case, blu gli alberi, blu le strade, blu uomini e donne, blu i loro capelli e i loro occhi, blu le nuvole nel cielo, blu il cielo. Tutti vedevano solo e soltanto blu e non volevano vedere altro. Il figlio dell’uomo più ricco ed importante del luogo era ble e triste. “Tutti insistono perché prenda moglie… Va ad una festa di qua… Va ad una festa di là… Ti presento questa ragazza… Questa sarebbe una buona sposa… Questa è la più bella del paese.”

Bella, belle, sì, ma tutte ugualmente blu, noiosamente blu. Povero giovane, spesso chiudeva gli occhi, cercava di immaginare una ragazza di un altro colore, ma non ci riusciva. Eppure vecchi libri parlavano dell’esistenza di un certo rosso, di un giallo, di un verse, del marrone. Tutti, in paese, dicevano che quelle erano tinte bruttissime, ma qualcuno le aveva viste? Chissà!

Ah, se potessi attraversare quel muro!” – pensava.

Un giorno, per sfuggire al padre che voleva presentargli un’altra ragazza… blu, decise di andare a caccia.

Appena giunto nel bosco vide una lepre, una lepre velocissima, l’inseguì tra gli alberi sempre più fitti, sparò alcuni colpi, ma la lepre correva sempre, sempre più veloce. Il giovane dietro ormai non sparava più, voleva solo correre, correre dietro alla lepre, correre con la lepre, non la raggiunse, ma giunse vicino al muro, quello che arrivava fino al cielo, quello che lo divideva dagli altri colori. Si fermò, ansante, ed ascoltò. Una voce dolcissima si elevava al di sopra del cielo, era sicuramente una fanciulla, una fanciulla di un altro colore che cantava.

Che musica! Che dolce melodia! Questa voce, questa fanciulla dal colore misterioso saranno mie!

Tornò a casa come stregato ed annunciò ai genitori che avrebbe attraversato il muro a qualunque costo.

Voglio sposare quella ragazza!” – disse.

A nulla servirono le furie del padre, le preghiere e i lamenti della madre: “Al di là del muro! Orrore! Che donna mi vuol portare in casa, un mostro! Aiuto!”. Non servirono neppure gli scherni degli amici e di tutto il paese.

Ormai aveva deciso. Sapeva cosa voleva fare, lo sapeva bene, ma come? Chiese aiuto ad un vecchio saggio che aveva una lunga, folta e lucente barba blu. “ Vai nella foresta. Pensa intensamente alla meta del tuo desiderio e giungerai vicino ad una grotta. Dentro alla grotta troverai una vecchia, una vecchia diversa, diversa da tutti. E’ stata cacciata dal paese. E’ tutta bianca. Lei ti potrà aiutare”.

Il giovane, guidato dalla curiosità di vedere un altro colore e dalla speranza di trovare il suo amore oltre il muro, trovò prestissimo la vecchina tutta bianca e le parlò del suo desiderio, chiedendole aiuto.

La vecchia aveva voglia di parlare.

Sai” – disse – “i tuoi amici mi hanno cacciato perché sono di un altro colore! Stupidi! Ignoranti! Io sono bella e dentro di me ci sono tutti i colori del mondo”.

Era molto orgogliosa di ciò.

Mi sei simpatico” – continuò – “ed io aiuto quelli che mi sono simpatici. Aspettami qui”.

La vecchia scomparve e quando riapparve aveva un’ampolla.

Qui dentro c’è un liquido magico dello stesso colore della tua bella. Gettalo con forza contro il muro, si aprirà un varco e tu potrai appagare il tuo desiderio e la tua curiosità”.

Arcobaleno 11035275_10206152037948433_576830193_o

Dopo alcuni minuti il giovane era al di là del muro, in un mondo che tutto aveva di rosso, davanti ad una splendida e rossa fanciulla che, dopo averlo guardato a lungo, incredula e felice, gli buttò le braccia al collo e disse: “Ti aspettavo”.

Anche lei aveva sempre desiderato un uomo da un colore diverso dal suo, ed ora si erano trovati. Il Blu le diede un bacio sulla guancia.

Come sei bella, rimani con me per sempre”.

La bella Rossa, però, doveva tornare a casa, era ormai sera.

Tornerò domani, aspettami”.

Il giovane rimase solo, in mezzo ad una foresta tuta rossa, si addormentò.

Figlia mia, santo cielo, che cosa hai fatto? Ti senti male? Stenditi sul letto, hai freddo? Oh, misericordia! Cosa ci doveva capitare! Stiamo calmi, stiamo calmi! Il dottore, i dottori, tutti i dottori del paese, qua da me subito!”

Come si era agitato il padre della fanciulla quando l’aveva vista arrivare con sulla guancia, inaudito, una macchia di un colore strano, anzi stranissimo. Pensò subito ad una grave malattia.

Arrivarono, in tutta fretta, i dottori.

Forse una puntura d’insetto” – disse il primo.

Ma no, ma no, gli insetti rosse fanno venire bolle rosse. Piuttosto, piuttosto, un virus… un virus… come si chiama quel virus, un virus insomma” – disse un altro.

I colleghi erano perplessi.

Io so cos’ha questa ragazza” – a parlare era stato un dottorino piccolo e magro con occhi rossi da faina – “Fammi vedere gli occhi, bellezza: occhi da innamorata. Vediamo la macchia. Macchia: bacio di un innamorato. Innamorato: ragazzo di un altro colore, è ovvio… colore, colore… blu. La macchietta è quindi colore viola. Buonasera a tutti”.

Il dottorino se ne andò seguito dagli altri dottori.

La fanciulla temeva che il padre, con urla e minacce tremende, le avrebbe impedito di rivedere il suo amore.

Lo farà cercare, non è difficile trovare un Blu in mezzo a tutto questo rosso, e poi lo caccerà via, lo farà mettere in prigione, lo dipingerà di rosso…

Stava quasi per mettersi a piangere, quando il padre disse, quasi a se stesso. “Beh, meglio un genero Blu che una figlia malata, ma sì, sono proprio contento”.

Il Blu e la Rossa si sposarono ed ebbero dei magnifici bambini viola.

Le altre ragazze del paese guardarono bene bene il giovane blu, poi i bei bambini viola, infine decisero: “Li vogliamo anche noi!

Così, da quel giorno, valanghe di ragazze rosse al muro a cantare, fiumi di ragazzi blu ad ascoltare, oceani di genitori disperati e mura sempre più screpolate.

Fra tutti, quella che aveva più da fare era la vecchia tutta bianca, che però si fece furba.

Per ogni vasetto di liquido rosso voleva fior di quattrini, un po’ meno per i giovani più poveri.

Insomma, si fece costruire una villetta tutta bianca in mezzo al bosco e visse a lungo felice e contenta.

Arcobaleno 11028844_10206152037708427_1907293682_o

 

Annunci

Un pensiero su “Il Paese dell’Arcobaleno – di Anna Musi (Il babau n. 2)

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

w

Connessione a %s...