Jindo e Pungsan

Alle 2 pomeridiane del 1 marzo 1919, presso il ristorante Taehwagwan di Seoul, 33 attivisti del movimento Sam-il (3-1) lessero la dichiarazione di indipendenza coreana, redatta dallo storico Choe Nam-seon.

Copia di questo documento, firmata da tutti gli attivisti fu mandata al Governatore Generale della Penisola Coreana, che al tempo era colonia Giapponese.

Il Movimento del 1 Marzo fu violentemente soppresso dai giapponesi e l’indipendenza coreana arrivò solo il 15 agosto 1945, giorno della resa dell’imperatore giapponese Hirohito.

Il 1 marzo di quest’anno ricorreva il centenario di quella prima unilaterale dichiarazione di indipendenza.

In questa data ho sentito parlare per la prima volta dei Jindo e dei Pungsan.

Il cane coreano Jindo, così chiamato perché originario dell’omonima isola sud coreana, è ben noto per la sua incrollabile lealtà e la sua natura gentile.

Per queste qualità nel 1962 il governo della Corea del Sud ha designato il Jindo 53 ° “Tesoro naturale”, ponendolo sotto la salvaguardia della Legge sulla Protezione delle Proprietà Culturali.

L’incrollabile lealtà e devozione dei Jindo nei confronti dei loro padroni è esemplificata dalla storia di Baekgu, un Jindo di sette anni che, dopo essere stato venduto ad un nuovo proprietario a 300 km da casa, dopo uno sfiancante viaggio durato sette mesi, è tornato con la sua vecchia padrona, al fianco del quale è rimasto fino morte.

A Baekgu sono state dedicate una statua di bronzo e un monumento in pietra con la scritta “I giovani dovrebbero imparare dal fedele cane bianco”.

 

Diverso il destino dei Pungsan: cani da caccia allevati sugli altipiani Kaema della Corea del Nord, noti nei secoli fin in Cina ed in Mongolia per il coraggio e la tenacia estrema, sono stati soggetti di contrabbando.

Forte, raro e prezioso, si narra che un Pungsan possa sconfiggere cani addestrati alla lotta come i pastori tedeschi e che tre Pungsan possano cacciare una tigre, come documentato da testi ed immagini antiche.

A sancire ulteriormente l’importanza di questi cani, durante il summit inter-coreano del 2000, il leader nordcoreano Kim Jong-il ha fatto dono di due cani Pungsan al presidente sudcoreano Kim Dae-jung.

In cambio, Kim Dae-jung ha donato due cani Jindo a Kim Jong-il.

I Pungsan si chiamavano Dangyol (“Unità”) e Jaju (“indipendenza”) ma furono in seguito rinominati Uri (“Noi”) e Duri (“Due”). Inizialmente ospitati nella Casa Blu, residenza del presidente sudcoreano, furono poi trasferiti allo Zoo di Seoul, dove diedero alla luce 15 cuccioli.

 

 

Si narra infine che qualche tempo fa, d’inverno, durante una tempesta di neve, un anziano avesse un incidente nei campi. I familiari dopo molte ore di ricerca avevano perso ogni speranza, quando trovarono il vecchio esanime, ma vivo, salvato da un cucciolo di cane che lo aveva scaldato con il proprio corpo.

Questo cane era un incrocio tra un coraggioso Pungsan ed un fedele Jindo, mirabile unione tra i cani rappresentativi dei due popoli.

Cosa potranno fare le due Coree unite?

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