La Grande Quercia – di Santo Barreca*

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C’era una volta un piccolo scoiattolo, cuore tenero e occhi vispi, testardo e cocciuto come nessun altro mai avrebbe saputo essere.

Viveva insieme al resto della sua famigliola su una grande quercia secolare.

La quercia si ergeva in tutta la sua imponenza su una collina da dove si ammirava un paesaggio stupendo, incorniciato dall’orizzonte marino. Forse fu questo uno dei motivi per cui l’allegra famigliola di scoiattoli la scelse per costruirvi il proprio rifugio e beneficiare di quella rara meraviglia abbracciando sia il mare che la montagna, con un unico semplice sguardo.

La grande quercia era per tutti gli scoiattoli della zona un luogo di ritrovo, per trascorrere giornate spensierate e per cibarsi di bacche e ghiande di cui il posto era ricco.

Raramente gli scoiattoli scendevano dall’albero, poiché la grande quercia consentiva loro di muoversi senza mai toccare terra.

Papà scoiattolo tuttavia raccomandava sempre ai suoi piccoli di non allontanarsi e di non scendere mai dall’albero, essendo la zona frequentata da famelici lupi.

Una mattina il cocciuto scoiattolo, sceso a terra, si mise a girare allegramente tra gli alberi come fanno i piccoli della sua età.

Aveva una gran fame, ma non voleva nutrirsi delle solite ghiande, nocciole e bacche, voleva gustare qualcosa di speciale, di diverso, che non aveva mai assaggiato ma solo talvolta sognato.

E nella ricerca di quella immaginaria leccornia si spinse dentro la fitta vegetazione che tutti chiamavano il bosco della malinconia. Ma cammina che ti cammina ben presto si accorse di essersi allontanato troppo dal suo spazio e di non riuscire a trovare più la strada per ritornare alla sua amata quercia. Era impaurito, tuttavia non si fece prendere dal panico, anche perché la luce del sole era ancora in sua compagnia.

Ben presto il crepuscolo prese il posto del giorno. E venne sera.

Il piccolo scoiattolo intimorito dal buio si mise a piangere.

Camminò per ore ed ore, fino a sentirsi stremato dalla stanchezza, dalla fame e dalla paura.

Era molto triste, ma continuava a non perdere la speranza di trovare la strada di casa.

Arrivato nei pressi di un cespuglio e accostatosi ad esso, con gli occhi ormai semichiusi, si adagiò sfinito sull’erba. Desiderava addormentarsi velocemente, un po’ per la stanchezza e un po’ per la paura.

Era ma molto triste, ma continuava a non perdere la speranza di ritrovare la strada di casa. Si chiedeva come avesse potuto spingersi fin dentro quel luogo disubbidendo a papà scoiattolo che spesso gli raccomandava di non addentrarsi nel bosco.

Passò molto tempo e quando aveva perso ormai ogni speranza, ecco che nel buio scorse un barlume di luce che gli si avvicinava.

Si rincuorò e diventò impaziente di scoprire chi vi fosse dietro quel bagliore che pian piano era divenuto quasi accecante. Lo scoiattolo non perse tempo e spinto sia dalla curiosità che dalla paura chiese alla lucina:

“…Ho tanta paura, mi sono perso ed ho bisogno di qualcuno che mi aiuti a ritrovare la strada di casa per ricongiungermi con la mia famigliola…mi puoi aiutare? “.

E di rimando l’acuta vocina rispose: ”So dove si trova la tua quercia, abito proprio lì vicino…chissà quante volte mi hai visto passare e adesso i tuoi ricordi si sono sbiaditi. Sono qui per aiutarti e ti guiderò sino alla tua casa, sulla grande quercia. E’ stata la stella che ti guarda e ti protegge da lontano che mi ha incaricato di strapparti dal pericolo e ricondurti a casa”.

Ma lo scoiattolo cocciuto volle sapere ad ogni costo chi si nascondesse dietro quella vocina. Non capiva che quella era l’occasione per salvarsi e non poteva continuare ad essere cocciuto e presuntuoso.

La vocina continuò:”Ti prego non farmi domande, seguimi e ti condurrò in salvo…non perdere altro tempo; prima che faccia giorno dovrò riportarti sulla grande quercia. E dovrò agire in fretta, perché mentre venivo in tuo aiuto, ho incontrato un branco di lupi sbavanti e affamati che si dirigeva proprio verso questa vallata…dobbiamo sbrigarci perché il pericolo si avvicina e nel bosco tutti ti aspettano trepidanti”.

Lo scoiattolo non voleva sentire ragioni e continuava ad essere riluttante verso quella luce che era venuta in suo aiuto.

Vedendo tanta testardaggine da parte dello scoiattolo il bosco intero s’incuriosì; i pioppi, le felci, le coccinelle e persino Coda Bianca, un’astuta e furba volpe, che si trovava lì di passaggio, si sorpresero per la caparbietà del giovane scoiattolo e in coro iniziarono a dire:

“Obbedisci alla lucina, è qui per aiutarti, non temere”.

La lucina, che in realtà era una minuscola lucciola, non voleva manifestare la sua vera natura perché temeva che lo scoiattolo si sarebbe messo a ridere pensando che un minuscolo insetto potesse essere il suo salvatore.

La lucciola temeva di non poter sfidare le leggi della natura, senza capire che non conta l’apparire ma l’essere, valgono le intenzioni, le azioni e i pensieri. Solo così si possono sfidare le più granitiche leggi della natura.

Per fortuna lo scoiattolo cominciò a volgere gli occhi alla piccola strana luce e iniziando a confidare in lei, timidamente le si rivolse sottovoce: ”…portami a casa dai miei genitori che sicuramente saranno in pena per me e chissà quanto staranno soffrendo”.

E fu così che insieme intrapresero la via di casa.

La lucciola fu felice di essere riuscita a convincere il caparbio scoiattolo a seguirla e dopo lunghe ore di viaggio giunsero alla quercia.

Fu a quel punto che la lucciola si rivolse allo sprovveduto scoiattolo:

“…Non rifiutare mai l’aiuto quando sei in difficoltà, così come non devi mai negarlo a chi te lo chiederà. Tutti abbiamo diritto ad una possibilità di salvezza”.

Arrivati alla quercia scorsero papà e mamma scoiattolo che disperati e affranti si sostenevano abbracciati, temevano che il loro piccolo fosse finito tra le fauci di uno dei molti lupi che si aggiravano per la vallata notte e giorno. La loro disperazione in un baleno si trasformò in una gioia incontenibile, comparabile solamente a quella provata nel momento in cui il loro piccolo venne alla luce.

Fu festa grande sulla quercia.

Un gufo preparò un’abbondante insalata di ghiande, nocciole e bacche profumate, mentre un allegro pettirosso cantava rallegrando i presenti. La grande quercia si trasformò in un festante ritrovo e tutti gli abitanti delle vicinanze, appresa la notizia, corsero gioiosi ad abbracciare la famiglia degli scoiattoli.

Lo scoiattolo pasticcione non lasciò mai più la sua famiglia e da quel giorno vissero per sempre felici e contenti tra le fronde della grande quercia.

 

Morale: se si sbaglia, cosa che nella vita almeno una volta facciamo tutti, bisogna accettare senza indugio l’aiuto di chi si offre per aiutarti, dato che è oltremodo raro trovare qualcuno disposto a farlo senza nulla volere in cambio. Ho imparato che nella vita non c’è una sola strada che conduce alla meta, ce ne sono due: una giusta e una sbagliata, quella sbagliata è sempre in discesa, quindi più facile da imboccare. Sono stato scoiattolo anch’io, e per giunta anche testardo, cocciuto e sprovveduto tanto da perdermi nel buio del fitto bosco della vita, senza accorgermi della lucciola che era venuta a salvarmi. Adesso che mi trovo nel buio più profondo che il destino possa riservare ad un uomo non chiudo mai gli occhi, neanche quando stanchi vogliono farlo, aspetto la lucciola che, guidata da una stella, mi accompagnerà fino alla grande quercia.

Santo Barreca, Casa di reclusione Spoleto PG.    Spoleto, novembre 2011

* Fiaba tratta da Sono Giovanni e cammino sotto il sole di Grazia Paletta, Loquendo Editrice, 2014

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