Domande… – di M. Puppo, C. M. Marenco, A. Repetti (Il babau n. 7)

cinghialeviola

DOMANDE DI UN LETTORE OPERAIO

A UN REDATTORE IMPIEGATO

                                               Tebe dalle Sette Porte, chi la costruì?

                                                (da “Domande di un Lettore Operaio” di B. Brecht)

 

LETTORE: ma perché fate una rivista? E poi… Io non è che ci capisca proprio tutto. Che senso ha fare una rivista d’elite?

REDATTORE: “il babau” non è una rivista d’elite. E’ a malapena una rivista. E quanto al fatto di capirci tutto, beh, siamo nella stessa barca. Anzi, potrebbe spiegarmi lei qualcosina.

LETTORE : secondo me, c’è il desiderio di esprimersi, di uscire fuori, allo scoperto… Però poi mi sembra che tutto questo si ripieghi su se stesso, sul culto dei propri brufoli personali… E’ vero o no?

REDATTORE: sì, è possibile. Credo comunque che sia necessario correre questo rischio. I bilanci si fanno alla fine, o semmai strada facendo, numero per numero. La letteratura, a volte, è anche universalizzazione dei brufoli.

LETTORE: sì, d’accordo. Però mi sembra che nel babau ci sia una certa mancanza di riferimenti al mondo reale, sociale, politico… Un tempo la letteratura (soprattutto quella giovanile, non ufficiale) era molto coinvolta dalle problematiche del suo tempo. Adesso, ognuno per sé e Dio per tutti?

REDATTORE: in realtà, le sue domande sono già delle risposte, c’è in effetti il rischio che il letterato anziché agire da cantaride si racchiuda in una tebaide dorata.

 

(Rumori fuori scena. Entra il redattore 2. Indossa la maschera di Mazarino e porta sotto il braccio due numeri di Geppo)

 

REDATTORE 2 : cosa ha chiesto questo qua?

REDATTORE: perché non ci occupiamo di temi d’attualità…

REDATTORE 2 : ma vivaddio! Ci mancherebbe ancora che ci occupassimo anche di problemi sociali e di politica. L’attualità non esiste. L’ascesa al trono di Luigi XIV è avvenuta molto tempo dopo l’invasione del Kuwait.

 

(esce cantando “Amarilli mia bella” di Claudio Monteverde)

 

LETTORE: ma quello farnetica! E’ il tipico esempio di intellettuale snob. La letteratura è politica. Tutto è politica. E l’ascesa al trono di Luigi XIV così come l’invasione del Kuwait hanno la stessa importanza, perché in qualche modo determinano il mondo in cui viviamo oggi, e anche il modo in cui voi scrivete, che vi piaccia o no.

REDATTORE: certo, certo. Se però è vero che la letteratura è politica, non è vero il contrario.

REDATTORE 2 : (un urlo lontano) DILLO A PLATONE !!!

REDATTORE: (fingendo di non aver sentito) La posizione di eccentricità del letterato gli permette, non essendo coinvolto dalla realtà di tutti, di mettere il dito sulla piaga.

LETTORE: mi sembra però che voi non riusciate ad uscire da un certo minimalismo…

REDATTORE: no, in realtà c’è da dire che siamo contro il minimalismo in letteratura. Proprio su questo numero…

LETTORE: ma perché il minimalismo, ad esempio, riflette molto bene le problematiche dei giovani d’oggi…

REDATTORE 2 : (uscendo con la testa dal muro) io mi vergogno dei giovani d’oggi! I loro problemi non rivestono alcun interesse, neppure per loro stessi. D’altra parte domandi pure ad uno di loro se conoscono il significato della parola eleganza.

REDATTORE: come stavo cercando di dire, proprio su questo numero, un nostro stimato collega presenta…

REDATTORE 2: le canta chiare, le canta.

REDATTORE (imperterrito): …presenta un attacco contro il minimalismo di pensiero. Purtroppo, sa, le riviste hanno varie esigenze. Il materiale che ci giunge è spesso minimale…

REDATTORE 2 : è spesso e orrendo, vorrai dire!!!

REDATTORE: non è il caso di fare di ogni erba un fascio. Abbiamo pubblicato cose ottime, altre meno valide ma comunque interessanti. Siamo una speranza per il futuro, un punto di riferimento, direi una certezza, un’ancora, un faro, delle strisce pedonali. La letteratura non può più prescindere dal Babau; esso le è necessario (mettendosi a cantare)”come il cibo che mangio, come l’aria che respiro…”

LETTORE: beh, non esageriamo… Ci vuole umiltà. I vostri sono ottimi intenti, ma non c’è il rischio di integrarvi nel sistema, di rincorrere il “successo”? Già questa storia di volervi porre come l’unico centro di riferimento…

REDATTORE 2: (diventando compunto, e accarezzando il lettore sulla testa con una mano tirata fuori a fatica dal muro) noi non possiamo sottrarci al confronto con la realtà. Se lo facessimo, verremo meno al nostro compito. Quando noi ci guardiamo allo specchio, non vediamo altro alle nostre spalle che un muro bianco come quello in cui tu vedi me, incastrato… La letteratura deve sempre parlare di letteratura.

LETTORE: già io questa cosa qua non la capisco. La domanda è: voi siete disposti a diventare parte integrante della cultura “ufficiale”? Televisione, case editrici, giornali? Oppure no?

REDATTORE 2 : (incupendosi nuovamente, parlando fra sé e sé) idiota.

REDATTORE: (gli si illumina il volto) vedi caro, tu poni una questione complessa, piena di sfaccettature. Se proprio dovessi sintetizzare, in una sola frase, in una sola parola, la risposta, cosa potrei dirti? Dio mio, cosa potrei risponderti? (riflettendo). Beh, SI’.

LETTORE: ma allora il muro rappresenta il legame con la solidità, con la realtà ontologica, una metafora della prigionia…

REDATTORE 2 : no.

REDATTORE: ma queste sono solo parole, il nostro intento è quello di creare un prodotto valido, che ci soddisfi, tutto quello che viene dopo appartiene ad un’altra sfera. E poi sa, non è facile…

LETTORE: ma cosa intendete con “non è facile”? (alzando la voce) A voi manca una piattaforma ideologica, una base di pensiero. Mi sembra che non abbiate approfondito a dovere la lezione – irrinunciabile – di Max Weber. Il vostro unico intento è quello di sedere ad una tavola ben imbandita.

REDATTORE: Che dice, i nostri intenti sono puri, polifonici! (ammiccando al redattore 2)

REDATTORE 2: Teseo non ebbe pietà del Minotauro! (prende un’accetta e mozza di netto il braccio destro all’altro redattore)

REDATTORE: (tamponando con la mano sinistra lo scorrere impetuoso del sangue) ma no, cerca di capire cosa intendo… Il nostro intento è quello di tutti gli artisti, in ogni tempo. L’attenzione al sociale è un fatto accessorio… Ciò che conta è l’Opera d’Arte in quanto tale! Scusa hai un fazzoletto?

REDATTORE 2: (brandendo uno spadone) dimmi, caro, nel vecchio e sempre valido jeu de massacre, chi butteresti giù dalla torre, Quantz o Froberger?

LETTORE: Manzoni o Hermann Hesse?

REDATTORE: A mio parere le contrapposizioni hanno poco senso, ogni autore rappresenta una certa cultura, una certa ideologia, questo tipo di cosa è estremamente riduttivo…

REDATTORE 2: Athanasius Kircher o Padre Du Breuil?

LETTORE: Fielding o Richardson?

REDATTORE 2: Balzac o Flaubert?

LETTORE: Ugo di San Vittore o Giovanni di Salisbury?

REDATTORE 2: Coppi o Bartali?

REDATTORE: ma…

 

Qui si interrompe la registrazione. Il redattore è stato ritrovato nel suo appartamento riverso a terra, senza vita, con il “De Architectura” di Vitruvio tra le fauci. Si pensa ad una morte per soffocamento. Il redattore 2 e il lettore operaio hanno fondato una rivista dal titolo “VETERA MAXIMALIA”, che ha incontrato un notevole successo come supplemento allegato ad una rivista di VIDEO GIOCHI.

 

 

 

 

 

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