Microracconti – di Elena Gardella (Il babau n. 4)

cinghialeceleste

Molte persone amano leggere romanzi o racconti prima di addormentarsi. E’ un piccolo momento di evasione per conciliare il sonno. Spesso però la stanchezza di una giornata di lavoro o di studio impedisce una lettura prolungata e si finisce frequentemente per leggere sera dopo sera sempre lo stesso pezzetto di libro. Ci si addormenta cioè mentre ancora si sta leggendo quel che si è già letto per capire in che punto della pagina si è lasciata la lettura, prima di arrivare a leggere qualcosa di nuovo.

E’ chiaro che ci troviamo di fronte ad una situazione frustrante per il lettore serale, situazione che può portare alla completa perdita del piacere ricavato da questo genere di lettura.

Questa raccolta è stata pensata proprio per quei lettori che non vogliono rinunciare alle loro abitudini serali e allo stesso tempo desiderano, legittimamente, veder come vanno a finire i racconti che leggono, allo scopo di migliorare il loro sonno e di conseguenza la loro veglia.

  

Orizzonti lontani

 Camminò instancabilmente per sette anni ma l’orizzonte rimaneva lontano.

FINE

 

La casa di campagna

Un mio cugino alla lontana aveva una casa in campagna, un giorno andai a trovarlo: fu una giornata bellissima, non piovve neanche un pochino.

FINE

 

Ninni e il gatto

Ninni aveva un gatto.

FINE

 

Quando si ama

– Ti amo – disse lui.

– Anch’io – disse lei.

Essi si amavano.

FINE

 

L’invincibile Amaral

Amaral non perdeva mai.

FINE

 

I sette pirati

Si era in quei tempi in cui i pirati abbondavano.

FINE

 

Le avventure di Brix

Brix aveva sempre un mucchio di avventure. Appena muoveva un passo gli capitava subito qualcosa.

FINE

 

Primavere dimenticate

Al giungere dell’estate spesso la primavera è finita.

FINE

 

Jungla misteriosa

Vagò nella jungla più intricata per mesi e mesi, ma non trovò neppure una città perduta.

FINE

 

MOSTRI

Era brutto, ma brutto, proprio brutto brutto.

FINE

 

Gli occhi umidicci erano rivolti verso terra, folti peli sopraccigliari riparavano le iridi giallastre e liquide.

Avanzava quasi ballonzolando e una appendice posteriore si agitava freneticamente.

Era di colore indefinibile, il suo abbigliamento era formato solo da quello che sembrava un semplice ornamento intorno al collo.

Mi appiattii e trattenni il respiro, ma lui si avvicinava inesorabile.

La cosa più terribile era che tra le fauci umide portava un giornale.

FINE

 

– Basta con te ho chiuso, sei un mostro!!. –

Sbatté la porta dietro di sé e sentii i suoi passi giù per le scale.

Non avevo mosso un muscolo per fermarla e ora restavo seduto a leccarmi stancamente i bulbi oculari.

FINE

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