Il Libro Rosso

Post musicale del mercoledì.

Molto indietro nel tempo: fine del XIV secolo. Luogo: Abbazia di Montserrat in Catalogna.

Qui i monaci benedettini raccolgono canti, danze e contenuto liturgico vario in un manoscritto di 172 fogli. Lo scopo è quello di tramandare quanto perviene loro dal passato, ma anche quello di intrattenere i molti pellegrini che arrivano numerosissimi.

Con il tempo 35 fogli si perdono, oltre ai pellegrini giungono le truppe napoleoniche che saccheggiano ed incendiano, quel che rimane è questo libro rilegato in rosso nel XIX secolo, contenente una dozzina di pagine di una musica straordinaria. I testi sono in catalano, occitano e latino e, ovviamente, gli autori sono anonimi.

Vi presento qui Stella splendens in monte tratta dall’album LLibre Vermell de Montserrat di Jordi Savall (1979, rem 1989).

La parte letteraria del post è il testo del canto.

Sequitur alia cantilena ad trepudium rotundum:
Stella splendens in monte ut solis radium miraculis serrato exaudi populum.
Concurrunt universi gaudentes populi
divites et egeni grandes et parvuli
ipsum ingrediuntur ut cernunt oculi
et inde revertuntur gracijis repleti.
Principes et magnates extirpe regia
saeculi potestates obtenta venia
peccaminum proclamant tundentes pectora
poplite flexo clamant hic: Ave Maria.
Prelati et barones comites incliti
religiosi omnes atque presbyteri
milites mercatores cives marinari
burgenses piscatores praemiantur ibi.
Rustici aratores nec non notarii
advocati scultores cuncti ligni fabri
sartores et sutores nec non lanifici
artifices et omnes gratulantur ibi.
Reginae comitissae illustres dominae
potentes et ancillae juvenes parvulae
virgines et antiquae pariter viduae
conscendunt et hunc montem et religiosae.
Coetus hic aggregantur hic ut exhibeant
vota regratiantur ut ipsa et reddant
aulam istam ditantes hoc cuncti videant
jocalibus ornantes soluti redeant.
Cuncti ergo precantes sexus utriusque
mentes nostras mundantes oremus devote
virginem gloriosam matrem clementiae
in coelis gratiosam sentiamus vere

LlibreVermell_original_Page_2

Genova – København Andata e Ritorno

Magdalene Bärens Melon embroidery on fabric, mounted on cardboard  1700's

C’è del marcio in Danimarca?

Secondo Marcello sì (Amleto, Atto I, Scena IV) ma anche secondo The Killing (Forbrydelsen), serie TV danese del 2007, nella quale si scopre che il malcostume della politica e l’inefficienza delle istituzioni sono diffuse anche da quelle parti.

Noi, in tutta franchezza, non l’avremmo proprio detto, quel paese ci era sempre parso esempio di rara civiltà.

Al solito tendo a divagare, tutto il mondo è paese, pur nella diversità.

Ritorniamo al punto: questo primo post di maggio è italo-danese ed è dedicato all’eclettica Karoline Borelli, poetessa versatile e curiosa.

Inutile dire che è ospitata in queste pagine perché ci piace il suo variare temi e tecniche compositive. Se, per altri, l’identità poetica e la riconoscibilità sono un pregio, quel che rende interessante Karoline è l’imprevedibilità: il lettore non sa mai cosa aspettarsi.

Tranne l’inaspettato, ovviamente.

Le poesie presenti nella pagina Specchi appartengono ad umori e momenti diversi, alcune presenti nel suo blog, altre inedite.

La immagini di questo post, appartengono a Magdalene Margrethe Bärens (30/10/1737 – 6/06/1808) prima artista professionista danese, mentre la pagina di Karoline vi introdurrà ad Agnes e Harold Slott-Møller, coniugi pittori danesi a cavallo del 1900.

Per chi avesse mancato tutti i link precedenti, Specchi si trova QUI.

Chi cerca trova… potrebbe esserci una Ghost Page! 

 

Magdalene Margrethe Barens-korg med blomster

The Cuckoo

The cuckoo is a pretty bird, she sings as she flies; she brings us glad tidings, and she tells us no lies.

Post musicale del mercoledì, figlio di un concerto del Venerdì, con l’eco della intensissima versione di Joel Cathcart durante un concerto di Nima Marie, nomi probabilmente ai più ignoti. Male…

La versione di Cathcart non è reperibile ed in ogni caso certe emozioni che si possono cogliere dal vivo in uno spazio ridotto come l’Ostaia da-u Neo sono irriproducibili: bisogna esserci.

Ho divagato. La proposta musicale è un brano della tradizione folcloristica inglese (sebbene Cathcart giuri sia irlandese): The Cuckoo.

Il brano, proprio perché di antica tradizione è noto in svariate versioni e più titoli: The Coo-Coo, The Coo-Coo Bird, The Cuckoo Bird, and The Cuckoo Is A Pretty Bird.

Io calo l’asso e parto con una versione del 1962: qui il titolo e The Cuckoo Is A Pretty Bird e l’interprete Bob Dylan.

Probabilmente però il merito di aver introdotto questo brano nella tradizione statunitense va dato a Clarence Ashley (1895-1967) un cantautore degli Appalachi che la diffuse negli del primo dopoguerra. Questa sua antica versione porta il titolo Coo-Coo Bird.

Del 1969 è la versione folk inglese dei Pentangle: The Cuckoo

Le versioni sono innumerevoli, e tutte di grande livello. Voglio presentarvene un’ultima blues, funk di Taj Mahal.

Infine, per ringraziarli dell’ispirazione, Nima Marie e Joel Cathcart ad interpretare l’unico brano nel quale li ho trovati insieme, ma non temete a breve uscirà il disco di Nima Marie che li vede collaborare.

E il brano letterario? Oggi musica!!

Mad World

Post musicale del mercoledì. Di mercoledì, o di giovedì, se vi chiamate Antonella… e se vi chiamaste Donnie?

Beh, se vi chiamaste Donnie il post di oggi potreste averlo già letto ieri, prima che io lo pensassi.

Anche la storia del brano segue questa andamento ondivago del tempo.

La versione sopra presentata è quella registrata da Gary Jules e Michael Andrews per la colonna sonora di Donnie Darko, film cult del 2001.

E’ pero solo nel natale del 2003 che il brano diventa numero uno di una classifica, quella inglese, e da quel momento in poi viene usata un po’ ovunque negli Stati Uniti venendo utilizzata per le serie televisive CSI, Jericho, Dr. House e per la promo del videogioco Gears of War.

Questa la versione ufficiale del video di Jules, un video che ha oltre 77 milioni di visualizzazioni.

Una vasta notorietà per un brano che in realtà era già stato presente nella classifica inglese nel 1982, come singolo estratto dal primo album degli inglesi Tears For Fears.

Una versione decisamente legata ad altri luoghi e tempi. Se per Donnie lo “spostamento” temporale è di 28 giorni, quello del brano è di 19 anni.

Un altro salto nel tempo e Mad World si trova proiettato nel 2009, a cantarlo, in versione elettrica, è Elisa.

A ciascuno la versione preferita, ne esistono altre, tra cui quella di Marco Mengoni, sicuramente quella di Jules è la più nota ed è concausa del successo del film.

London, Italy

Si va a Londra.

O meglio Genova va a Londra.

Il post musicale del mercoledì è dedicato a The Park, formazione mod genovese, dal sound così sorprendentemente britannico che Radio Woking li trasmette ogni settimana.

Ecco un’altra proposta.

Volete saperne di più?

Questo il loro sito ufficiale https://thepark1.bandcamp.com/

Di più, al solito, non dirò, vi basti sapere che, ascoltato un brano, ho voluto ascoltare tutta la loro produzione.

Quanto al post letterario collegato, si tratta di una riproposta: Arnold Bennett’s Days di Peter De Ville, un autore inglese che ha vissuto a lungo a Genova.

Questo post offre molti spunti possibili: la cultura mod, The Park, Peter De Ville, Arnold Bennett (1867 – 1931) ed H.G. Wells (1866 – 1946); spero almeno uno abbia solleticato la vostra curiosità.