Sainte Colombe

Post musical letterario lontanissimo.

Forse non nel tempo o nello spazio, sicuramente nel sentire e nell’ascoltare.

L’unico modo possibile per accedere a questo mondo è quello di escluderne ogni altro.

Provateci.

L’autore di questa infinita malinconia meditativa, Les Pleurs (Il Pianto), è Monsieur de Sainte-Colombe (c. 1640. – c. 1700), straordinario compositore per viola da gamba, famoso al suo tempo ed in seguito ignorato fino al 1966, anno del ritrovamento del manoscritto dei suoi 65 Concerts à deux violes esgales.

Oltre a questa versione di Les Pleurs a due viole da gamba di Jordi Savall e Christophe Coin, ne esiste una per sola viola da gamba, incisa dallo stesso Savall

Se vi interessa saperne qualcosa di più, vi consiglio il romanzo di Pascal Quignard, Tutte le mattine del Mondo (1987), da cui venne tratto nel 1991 un omonimo film diretto da Alain Comeau, con una straordinaria colonna sonora incisa da Le Concert de Nations con la direzione di Savall, massimo interprete di Sainte-Colombe.

La parte letteraria del post è composta dai silenzi saturi che Les Pleurs potrà avervi donato.

Sulla Bolla di Sapone

Post musical letterario del mercoledì.

Quello che vi propongo oggi è un viaggio spazio temporale.

Questo viaggio vi porterà altrove senza che di fatto vi spostiate.

L’idea ha origine nel 1887, quando Kurd Laßwitz, scrittore, filosofo e scienziato tedesco scrive il racconto breve Auf den Seifenblase (Sulla Bolla di Sapone) 

Laßwitz (1848-1910), polacco di nascita, docente di fisica e matematica, è considerato uno dei fondatori della fantascienza in lingua tedesca.

La sua opera più popolare Auf Zwei Planeten (Su due Pianeti, 1897) subì le censure del nazismo.

Se il genere vi interessa, potrebbe esser il caso di approfondire. Ora però è il caso di tornare al nostro piccolo, rapido, viaggio verso l’ignoto Sulla Bolla di Sapone.

Il racconto è, come detto, piuttosto breve, ma sufficientemente immaginifico per ispirare un’opera musicale, e così il gruppo progressive italiano FEM (Forza Elettromotrice) crea nel 2014 un album concept dal titolo omonimo.

La proposta musicale è il brano strumentale Il Signore dei Pensanti.

Gli amanti del Progressive che non dovessero conoscere FEM rimarranno certo stupiti della qualità del gruppo.

Questo post avrà nei prossimi giorni una coda necessaria. 

L’autore del brano, paroliere e batterista del gruppo, Emanuele Borsati, oltre ad essere un caro amico è anche un prolifico poeta e… “giustamente” ho postato un brano strumentale! 🙂 Arriveranno a breve anche i suoi scritti!

Il racconto di Kurd LaßwitzSulla Bolla di Sapone è QUI. 

Se volete saperne qualcosa di più sulla FEM Prog Band, e siete interessati a leggere l’originale tedesco o la traduzione inglese On the Soap Bubble, questo il sito del gruppo è QUI.

L’angelo caduto

Post musical-letterario del mercoledì costruito al contrario.

Si parte infatti da un testo letterario, un racconto asciutto ed intenso di Alfredo Alvi, L’Angelo Sterminatore per poi intraprendere una ricerca musicale nel mondo degli angeli caduti.

E’ un viaggio lunghissimo che conduce in luoghi musicali inaspettati e talvolta stagnanti ed altre orrifici.

Il tema, affascinante, cade spesso nel luogo comune.

Ho consumato polpastrelli e timpani alla ricerca di qualcosa che meritasse d’esser proposto ad un pubblico eterogeneo.

Giunto al limite della rinuncia, d’improvviso, ho ricordato un brano del 1987 che ha alcune buone ragioni per esser presentato: Fallen Angel.

L’autore ed interprete è di tutto rispetto, lo troviamo ad accompagnare Bob Dylan a partire dal 1965, è, infatti, il chitarrista di The Band: Robbie Robertson.

22 anni dopo Robertson, canadese di madre Mohawk, dopo aver fatto la storia del rock americano, inizia un nuovo percorso solistico che lo porterà ad esplorare la musica dei nativi americani.

Fallen Angel è contenuto nell’album d’esordio, dal titolo Robbie Robertson, un disco dalle grandi potenzialità ed ospiti prestigiosi.

Uno lo riconoscerete di sicuro.

Dal rock mainstream-etnico all’epica sottovoce dell’Angelo Sterminatore.

Il racconto di Alfredo Alvi appartiene alla raccolta L’Enigma del Congedo, di qualche anno fa.

E’ possibile che, ascoltato il brano e letto il racconto, vogliate saperne di più.

Il disco si trova ancora ed il libro, forse esaurito in formato cartaceo, esiste come ebook.

Alvi

 

A Caveat Against Cutpurses

Due fra le melodie del diciassettesimo secolo inglese

Questa prima Packington’s Pound è stata accoppiata a molti testi:

la Beggar’s Opera di John Gay (1728)

Gay 90407836.30

 

e soprattutto Bartholomew Fair (1614) di Ben Jonson.

a caveat

Non ho presentato anche versioni cantate perché le migliori sono protette da copyright ed anche perché credo che la ricerca possa esser divertente.

La seconda, più antica, è stata a lungo attribuita ad Enrico VIII, in dedica ad Anna Bolena.

Tuttavia l’origine della musica, di tipo italiano, farebbe pensare ad epoca più tarda. Del resto le prime registrazioni documentate sono del 1580.

Questo il testo rinascimentale più diffuso.

Alas, my love, you do me wrong,
To cast me off discourteously.
For I have loved you well and long,
Delighting in your company.
Chorus:
Greensleeves was all my joy
Greensleeves was my delight,
Greensleeves was my heart of gold,
And who but my lady greensleeves.
Alas, my love, that you should own
A heart of wanton vanity,
So I must meditate alone
Upon your insincerity.
(Chorus)
Your vows you’ve broken, like my heart,
Oh, why did you so enrapture me?
Now I remain in a world apart
But my heart remains in captivity.
(Chorus)
I have been ready at your hand,
To grant whatever you would crave,
I have both wagered life and land,
Your love and good-will for to have.
(Chorus)
If you intend thus to disdain,
It does the more enrapture me,
And even so, I still remain
A lover in captivity.
(Chorus)
My men were clothed all in green,
And they did ever wait on thee;
All this was gallant to be seen,
And yet thou wouldst not love me.
(Chorus)
Thou couldst desire no earthly thing,
but still thou hadst it readily.
Thy music still to play and sing;
And yet thou wouldst not love me.
(Chorus)
Well, I will pray to God on high,
that thou my constancy mayst see,
And that yet once before I die,
Thou wilt vouchsafe to love me.
(Chorus)
Ah, Greensleeves, now farewell, adieu,
To God I pray to prosper thee,
For I am still thy lover true,
Come once again and love me.
(Chorus)

 

E qui la bella versione della canadese Loreena McKennitt  

Sono Giovanni e cammino sotto il sole

Theodor_Kittelsen,_Soria_Moria

Da sempre le fiabe sono il portale d’accesso al pensiero di un popolo. Primo approccio rappresentativo del mondo esterno alla famiglia, alla tribù, al clan, forniscono una sorta di imprinting comportamentale. Ad esse dobbiamo la formazione dei nostri primi modelli culturali e la definizione di ciò che è Bene e Male.

Spesso, soprattutto nel mondo occidentale, il Male è rappresentato come Altro, Nemico, Demone dal quale prendere le distanze, fuggire, ma anche da rifiutare e combattere.

L’adesione al modello esemplare soddisfa il nostro bisogno di sentirci nel giusto e, per estensione, dalla parte giusta. L’altro è fuori, al di là dei nostri confini, nell’ombra.

Ma quali fiabe raccontano gli uomini ombra? Questa domanda, fra molte altre, si è posta Grazia Paletta nel tentativo di rimettere le cose a posto.

Gli uomini ombra ai quali ha rivolto la propria attenzione sono uomini “altri” non per nascita o per cultura, ma per colpa: sono infatti ergastolani ostativi. Appartengono dunque al nostro mondo, ma da esso si sono esclusi. Per rispondere alla propria domanda Grazia ha voluto fare un primo grande passo: entrare nei luoghi in cui questi uomini neri sono rinchiusi. So che non è stato facile, ma alla fine è riuscita a stabilire un contatto, prima epistolare poi formativo, fornendo loro gli strumenti per scrivere, esprimersi, credere nel proprio cambiamento.

Sono Giovanni e cammino sotto il sole è la raccolta di fiabe che nasce da questo lavoro. E’ un tentativo di chiudere il cerchio, in cui il riscatto sia anche iniziazione. Altre volte invece è solo rivelazione di quanto è tenuto nascosto, sepolto.

Non è un lavoro concluso, tutt’altro, forse non potrà mai terminare, ma va fatto e bisognava che qualcuno iniziasse: “Quel meraviglioso ponte che immaginavo ancora non si è materializzato sotto i miei occhi, c’è solo questo libro, nato dallo scambio di centinaia di lettere, che forse andrà a porsi, mattone fra altri, nella sua costruzione”.

 

Da Sono Giovanni e cammino sotto il sole presentiamo due fiabe, scritte da due ergastolani, La Grande Quercia di Santo Barreca e La Nascita della Lira ad Arco di Claudio Conte.

Anche nell’ombra risiede la luce.

 

Sono Giovanni e cammino sotto il sole è edito da Loquendo Editrice (2014) che ringraziamo.

I proventi derivanti dalla del libro saranno devoluti all’associazione Fuori dall’Ombra.

Il dipinto di Theodor Kittelsen presente nel post ha titolo Soria Moria (1900).